Archivio

Archivio per la categoria ‘Pisa’

Il ruolo dei pappagalli nella crisi italiana

6 ottobre 2011 Nessun commento

Quello che sconvolge della crisi italiana è che siamo bloccati nelle sabbie mobili solo perché nessuno in quel partito di plastica che è il PDL ha il coraggio di mandare a casa Berlusconi.
Ricapitolando per i disattenti: abbiamo un enorme problema di competitività economica, in declino da molti anni, che a sua volta ha prodotto un macello sociale. La politica non è riuscita a fare nulla per invertire questa situazione, e quindi non è credibile; per questa ragione i mercati ci bastonano, e facendo aumentare il nostro debito riducono ancora la nostra competitività. E siamo da capo, in un ciclo perverso da brividi.
Ognuno di questi quattro punti (declino della competitività, disastro sociale, incapacità politica, crisi di fiducia) merita almeno un libro di approfondimento, figurarsi se penso di parlarne in un post.
Qui volevo parlare dell’uscita dalla crisi, che secondo osservatori di destra e di sinistra richiede come primo passo che Berlusconi se ne vada subito. Non perché sia il nostro problema, ma perché avendo dimostrato in modo esauriente di non sapere cosa fare contribuisce ad aggravarlo.
Prosegui la lettura…

Minoranze e democrazia nel PD pisano

11 luglio 2011 Nessun commento

Le questioni sollevate nell’ultima direzione mi danno l’occasione per parlare di due temi che mi stanno molto a cuore, ossia cosa si intende per democrazia nel partito e quale ruolo giochino le componenti.

Quando Tognocchi denuncia un “deficit di democrazia” nel PD non si riferisce allo stesso concetto di democrazia che hanno in mente Ferrante e Nocchi quando dichiarano di voler lottare contro la “deriva correntizia”. Sono convinto che fino a che non ci accorderemo su cosa intendiamo per metodo democratico all’interno del partito non usciremo fuori dal pantano degli equivoci. Le culture politiche di provenienza possono ostacolare questo dibattito, ma è chiaro che oggi un partito non può strutturarsi né sul centralismo democratico del PCI né sul fazionismo della DC. Piuttosto, la discussione deve ripartire su basi nuove.

Analizzando le democrazie contemporanee Arend Lijphart traccia una distinzione tra due idealtipi, il modello maggioritario e quello consensuale. Nel primo modello le decisioni si prendono secondo il principio della maggioranza semplice, mentre nel secondo modello le scelte scaturiscono da negoziazioni continue (consensuali) tra i vertici delle varie componenti di una comunità politica. Il modello maggioritario si adatta a società omogenee, dove i valori di riferimento tra i cittadini sono simili. Il modello consensuale si adatta meglio a società profondamente divise, dove se si deliberasse con il voto una componente risulterebbe sempre minoritaria. Basti pensare al Belgio, e alle divisioni tra fiamminghi e valloni.

Prima di misurare la democraticità del partito bisogna capire quale principio ci sembri più appropriato al nostro caso. In un partito che si conforma al modello maggioritario i soggetti principali della vita democratica sono i singoli iscritti e gli elettori, mentre un partito che si ispira al modello consensuale dà un ruolo molto più importante alle componenti, che rappresentano un insieme ben definito di interessi, preferenze e visioni del mondo. L’opinione che mi sono formato in questi anni è che l’elettorato del PD, nonostante il suo pluralismo, non sia attraversato da fratture insanabili. L’ultimo congresso ha dimostrato che ex Ds ed ex Margherita si mescolano: Letta e Bindi hanno appoggiato Bersani, Fassino e Veltroni hanno preferito Franceschini. Neppure a livello locale esistono delle maggioranze pre-costituite, dato che a Pisa la mozione Bersani ha superato il 50% dei consensi soltanto con il contributo determinante dell’area Letta. Il pluralismo interno mi sembra fondato su tre dimensioni: la cultura organizzativa (Ds e Margherita), la sensibilità etica (cattolici e laici), l’orientamento sulle questioni economiche (social-democratici e liberal-democratici). Di queste la più importante è certamente la terza, che non si sovrappone alle prime due ma le taglia trasversalmente. Per questo, il nostro partito è una “somma di minoranze” che non hanno bisogno di speciali tutele.

La democraticità del PD si misura allora con un unico criterio, la qualità del suo dibattito interno; questo deve essere condotto liberamente, con rispetto del pluralismo culturale e con la piena partecipazione alla vita del partito. A Pisa dobbiamo fare dei passi avanti significativi su tutti questo aspetti. Tognocchi ha pienamente ragione quando chiede che ci sia un dibatto più aperto e meno preconfezionato su alcune scelte strategiche per il nostro territorio; i massimi dirigenti del nostro partito, forse per lunga consuetudine dovuta alla comune militanza nei DS, agiscono spesso in splendida solitudine. Dobbiamo esigere una discussione più ampia, che coinvolga tutto il partito per tempo e senza pressioni “conformiste”.

Credo però che alcune scelte dell’area Letta non rendano più semplice, ma ostacolino questa richiesta. Prima di tutto, è evidente che rimanere fuori dall’esecutivo provinciale e dalla segreteria comunale di Pisa ha portato alla compressione del pluralismo interno a questi organismi, non certo alla loro apertura. Il secondo ostacolo è la forma organizzativa assunta dai “lettiani”, dove la disciplina di corrente fa premio su quella di partito. In assenza di minoranze culturali da proteggere, una tale strutturazione non è funzionale a rappresentare pezzi di società: piuttosto, serve a massimizzare il potere di contrattazione della componente e specialmente del suo vertice. Questo “congelamento”, oltre a creare sfiducia e sospetti, ci ha privato del contributo di tante persone valide che hanno un prezioso patrimonio di idee da mettere al servizio del nostro dibattito.

Quando vorranno accettare il confronto in mare aperto, il PD pisano sarà pronto a prendere il largo.

Categorie:Pisa Tag:

Troppi, la mia parola per Prossima Fermata Pisa

30 aprile 2011 Nessun commento

Ecco la traccia scritta del mio intervento di oggi. Naturalmente nel parlare l’ho un po’ variata.

TROPPI

E’ opinione comune che in Italia i politici siano troppi e che questo sia principalmente un un problema di costi. Sono d’accordo a metà, perché è vero che nel nostro paese ci sono troppi politici, ma la questione dei costi non è la più grave. Il problema principale è che la proliferazione di cariche di governo e sottogoverno rende la politica inefficiente, crea delle rendite di posizione per chi passa da una poltrona all’altra e rende difficile il ricambio. Nella prossima Italia la politica sarà più forte perché sarà sobria, e quando diremo ad un amico di amici che si, è vero, noi ehm, “facciamo politica” non vedremo la sua mano correre a toccarsi il portafoglio.
Gli storici ci dicono che gli anni ottanta sono stati l’epoca d’oro del sottogoverno; in quel periodo crebbe a dismisura la boscaglia di incarichi di nomina politica distribuiti secondo i criteri della lottizzazione. Un recente studio ha stimato in circa 150.000 le persone che traevano risorse economiche e finanziarie dalla politica, considerando non solo gli eletti ma anche i nominati in aziende pubbliche, Rai, USL, comunità montane, parchi nazionali e simili. Attorno a quegli anni si alzarono autorevoli voci critiche per denunciare le dimensioni del fenomeno che Giuliano Amato chiamava “pratiche spartitorie” e Alessandro Pizzorno “politica coperta”. Nonostante alcune riforme e privatizzazioni risalenti agli anni novanta abbiano tentato di ridurre questi numeri la politica italiana non è guarita dalla sua elefantiasi, e nuove poltrone sono fiorite per sostituire quelle tagliate, spesso a livello locale.
Perché ce ne dovremmo preoccupare? Una prima risposta è: perché nella democrazia rappresentativa gli eletti devono fare gli interessi dei cittadini, ma se diventa più redditizio fare gli interessi di chi ti può nominare da qualche parte il meccanismo democratico di inceppa. Lo potremmo chiamare il teorema del Porcellum, dimostrato recentemente da un illustre matematico di nome Scilipoti, i cui risultati sono stati confermati in modo indipendente dalla ricercatrice Siliquini, nominata nel cda di Poste Italiane per aver votato no alla mozione di sfiducia contro il governo Berlusconi. Una seconda risposta è che la numerosità delle poltrone permette a politici di seconda e terza fila, che magari sono stati rimossi dal loro incarico per aver data cattiva prova di sé, di sopravvivere nelle pieghe del sottogoverno conservando preziose reti di relazione e una certa influenza. Domani saranno questi a togliere il posto a dei giovani bravi ma sprovvisti di risorse.
Perché il nostro paese faccia dei passi avanti è necessario che aumenti il potere elettivo dei cittadini e la politica trovi una sua sobrietà. Come? In sei mosse.
1. Limitando il numero di parlamentari.
2. Tornando ad affidare ai cittadini un ruolo nella loro selezione, reintroducendo i collegi uninominali e adottando le primarie per la scelta dei candidati.
3. Accantonando le proposte che concedono generosi finanziamenti pubblici alle fondazioni dei partiti.
4. Estendendo il limite dei due mandati già in vigore per sindaci e presidenti di province e giunte regionali ai consiglieri regionali.
5. Istituendo un’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, che permetta un semplice controllo sul cumulo degli incarichi e sulle incompatibilità.
6. Adottando requisiti stringenti per le nomine dei vertici delle aziende pubbliche o partecipate, e affidando il processo di formazione di una lista ristretta di candidati a società specializzate (head hunter).
A qualcuno sembrerà strano, ma anche questo è un modo di amare la politica.

Anche questo è amore (per la politica)

21 aprile 2011 Nessun commento
Categorie:Partito Democratico, Pisa Tag:

Il Pd pisano e le primarie

21 febbraio 2011 Nessun commento

La direzione del PD pisano ha approvato due ordini del giorno sulle primarie, uno per richiedere la possibilità di scelgiere i propri parlamentari con questo metodo, un altro per dire che con le primarie vogliamo scegliere anche i nostri candidati sindaci.
Insomma, il PD pisano guarda con fiducia ai suoi elettori. E’ un bel messaggio.

Categorie:Partito Democratico, Pisa, Primarie Tag:

Bad Behavior has blocked 32 access attempts in the last 7 days.