Voto al senato: here is the situation!

Quindi riassumiamo, perche’ questo governo vada avanti, da qui a domani sera alle 18, dobbiamo sperare che, perlomeno:
1. La Montalcini torni in tempo da Dubai, dove sta partecipando a una conferenza, si riposi abbastanza da riuscire ad alzarsi e arrivare in senato, nonche’ poi dalla sua sedia fino al seggio (ritorno non strettamente necessario)
2. Nessuno dei senatori a vita, tutti abbondantemente oltre gli ottanta, si prenda un raffreddore o una febbre (se prende qualcosa a Cossiga, pero’, va benissimo)
3. Pininfarina riesca a spostare il suo incontro di lavoro
4. Pallaro, che in questo momento e’ in vacanza a Punta del Este (Uruguay):
a) non si imbatta in nessuno sciopero di areolinea (visto che la tratta e’ percorsa da Alitalia, Iberia e Areolineas Argentinas…il punto non e’ banale)
b) trovi una ragione “sufficientemente buona” (la cuenta…por favor!) per votare la fiducia
5. Turigliatto non sia aggredito da una delle sue crisi metafisiche di coscienza in piena notte, che provocherebbe una paralisi della mano votante al suono delle parole “impegni internazionali”, che purtroppo sono nei dodici punti che Prodi dovra’ leggere
6. I dottori rilascino Rossi dall’ospedale dopo il pugno nel naso rimediato dal compagno di partito ex pugile
Se una sola di queste condizioni non si verifica….torna Berlusconi.
Vicende tragicomiche di un giorno qualunque, ma solo in Italia.

0 pensieri su “Voto al senato: here is the situation!”

  1. Caro France,
    onestamente il governo Prodi potrebere anche incassare la fiducia del Senato, ma ha perso la mia.
    Mancano i numeri, e ci dobbiamo tenere aggrappati a Pallaro, Turigliatto, Rossi e Follini (a scanso di equivoci:ce ne fossero di Follini, data la qualità degli altri!).
    Hai parlato giustamente di “cuenta”: per tenere insieme questa coalizione chissà quanti conti dovranno pagare, tra quelli in moneta ai senatori “indipendenti” e quelli in mancate decisioni ai partiti più riottosi.
    Eppure non ci sono alternative, sembra.
    1) Non andare alle elezioni anticipate, perché non so se il paese reggerebbe un’altra sanguinosa campagna elettorale. Che poi sarebbe vinta da una destra assolutamente non all’altezza.
    2) Non un governo istituzionale o tecnico, perché le consultazioni hanno detto che non lo vuole (quasi) nessuno.
    3) Non un governo Prodi che riconosca di essere di minoranza e cerchi il supporto esterno dell’UDC, come vorrebbe Sartori. Perché i partiti della sinistra non accetterebero una svolta “centrista” e uscirebbero dal governo.
    E allora?
    Prodi fino ad adesso ha cercato di far andare avanti la sua maggiornanza mediando e tenendola coesa. Ora con i suoi “12 pnti” cerca d riaffermare la sua leadership. Nessuna delle due strategie mi sembra risolutiva. A voi si?

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