Una pedalata sui monti pisani per iniziare le vacanze

“Messaggio inviato”. Ieri, appena spediti a Luca e Francesco gli ultimi due scampoli di lavoro che mi separavano dal riposo estivo, ho chiuso il computer e sono andato giù in garage. Negli ultimi giorni ero uscito a fare quattro brevi giri per abituarmi un po’ a stare in sella, e la mia bicicletta aveva mostrato tutto il bisogno di una messa a punto. In effetti, appena mi sono messo a smontare la catena, ho visto con raccapriccio che grumi di grasso e terra, appiccicati lì da chissà quanto tempo, costringevano catena e cambio a orrendi saltelli. Quando l’avevo pulita per l’ultima volta? Forse il 2009. Forse prima.
La mia Ktm, comprata nel 2005 consegnando a Papini quasi tutta la mia borsa dottorale di Aprile, è stata tanto in garage. In quello dei miei, e poi in quello di Antonio, perché non si annoiasse troppo.Perché la comprai? Mi era sempre piaciuto fare delle scampagnate sul monte pisano, ma mi ero accontentato di usare la vecchia Bianchi Aspid del 1989, regalo di Prima Comunione dei miei genitori. A nove anni, per salirci sopra, dovevo cercare un muretto. Così quando con Paolo, Simone e Giorgio ci avventurammo sulla Verruca passando da Vicopisano, sarà stato il 2001, ero andato con quella. Non che gli altri fossero attrezzati meglio, tranne Simone che già aveva deciso di fare sul serio. E sempre con la mia vecchia Aspid mi ero presentato per accompagnare Marco e un suo esperto amico a fare tutto l’anello dei monti pisani: l’equipaggiatissimo biker, vedendomi arrivare, mi apostrofò: “dove vai te con quel cancello?”. In cima ci arrivai, ma era tempo di cambiare.
L’anno successivo mi appassionai al podismo, cominciai a correre, e relegai la bici alla triste media di un’uscita o due all’anno. Ora, galeotto un piede dolorante, sono risalito in sella. Noiosissimo andare su strada con quelle ruote spesse, frenata dall’attrito e goffa come un leone marino sulla terra: divertentissimo andare sullo sterrato (capito Ema?). E così era deciso, prima di andare in ferie avrei fatto un altro bel giro, salendo da Agnano per arrivare a Santallago e poi dove mi avrebbero portato le gambe. Una settimana non è poi un gran tempo per allenarsi però, e tutto quello che ho potuto fare sono state tre uscite in pianura e un assaggio di salita sullo sterrato che porta da Asciano al passo di Dante. Tutti percorsi attorno ai 30 km.

Stamattina, con la bicicletta pulita, oliata e verificata, ma con il fisico appesantito da una piacevole serata a base di aperitivo-pizza-goccettodellastaffa,  sono salito in sella. Caschetto, camera d’aria e pompa. Telefono nella taschina per sicurezza e per tranquillizzare Luisa. Il giro che ho fatto lo vedete qui. Nulla per i miei amici bikers come Giacomo, Francesco o Simone.  Ma vedere questa bellezza ha fatto iniziare molto bene le mie ferie.

Statemi bene.

percorso

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