Di ritorno dal Civaday
Dopo una marea di viaggi che gli abbiamo fatto fare a Pisa, andare a trovare Pippo a Monza era il minimo. E sono contento di aver conosciuto di persona molti dem-friend di lunga data. Lo faremo davvero il PD.
Dopo una marea di viaggi che gli abbiamo fatto fare a Pisa, andare a trovare Pippo a Monza era il minimo. E sono contento di aver conosciuto di persona molti dem-friend di lunga data. Lo faremo davvero il PD.
Se, per caso
Se, per caso, sono nel Lazio e in Lombardia (solo in quelle due regioni, però) e mi presento con un numero di firme insufficiente, alcune a matita, altre senza timbro, altre senza data e luogo, altre ancora senza certificatore, perché ho fatto tardi con alcune candidature di prestigio (una su tutte l’igienista dentale che mi ha tanto aiutato), quando arriva la scadenza di mezzogiorno non mi presento all’ufficio competente, ma rimango nell’atrio, con le firme nella borsa, posso poi chiedere che i termini siano riaperti, a un certo punto, e di poterne discutere dopo l’esito del voto, perché io le firme, anche se non tutte a posto, ce le avevo, nella borsa a mezzogiorno, mica ero tenuto anche a farle vedere. Se sono in Liguria o in Molise non posso, però. Ovviamente, fino alla data in cui mi sono presentato senza tutte le firme e senza depositarle in orario, non potevo saperlo. Poi, qualche giorno dopo, una norma interpretativa, che non interviene mica su un caso concreto, mi ha dato la possibilità di tornare in gioco, di andare al Tar e di fare anche la voce grossa. Pensate che spiegava proprio le cose che avevo fatto io, le altre no, si riferiva proprio al mio caso unico e sorprendente. E sapete perché? Perché il decreto l’ho fatto io. L’Italia è il Paese che amo.

È proprio il buon risultato che abbiamo ottenuto (vicino al 13%, pare) che ci consente di fare un’autocritica a viso aperto. Le analisi del voto ci dicono che la nostra mozione è andata bene tra i giovani (vicino al 20%) e progressivamente peggio al crescere dell’età. Per quello che se ne sa al momento, sembra che l’elettorato che si è rispecchiato di più in Marino sia quello giovane, colto e urbano. Non abbiamo sfondato in nessun altro settore. A Pisa abbiamo raccolto il 15% dei voti, ma soprattutto abbiamo ravvivato il confronto in ogni circolo, sottraendolo alla dinamica perversa dello scontro tra ex. Abbiamo imposto l’agenda su laicità, contratti di lavoro, energia. Non ci siamo riusciti su tutto il resto.
Non posso però scindere la verifica personale di questa avventura dalle ragioni per cui ho deciso di intraprenderla. Come molti sanno nel 2007 ho sostenuto con grande entusiasmo la candidatura di Rosy Bindi, perché ne condividevo la chiarezza dell’elaborazione politica, opposta alla fumosità di quella di WV. Secondo le logiche di questo mondo sarei dovuto stare (automaticamente?) con Bersani, ma la sua proposta non mi ha convinto fino in fondo, neanche con i correttivi ipotizzati da Enrico Letta (non torniamo alla socialdemocrazia) e Rosy Bindi (si alle primarie). La mozione Franceschini non mi ha mai attratto più di tanto, soprattutto a causa dell’eterogeneità dei suoi sostenitori e per il piglio troppo basato sull’antiberlusconismo. La mia mozione era quella di Godot.
Come mi capita spesso sono d’accordo con Pippo Civati, e vi propongo le sue riflessioni
Lo so, molti elettori sono esasperati, hanno vissuto male questo nuovo partito, lo hanno amato, in alcuni casi, senza essere ricambiati (dal Pd e dalla sua politica). Molti entusiasti della prima ora sono rimasti delusi, molti delusi in partenza sono rimasti entusiasti di essere delusi. Però, facendo questa campagna elettorale, una campagna elettorale difficile soprattutto dalle mie parti (in partibus infidelium), mi rendo conto che da questo Paese sta scomparendo la politica. Ed è pericoloso e preoccupante…
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