Retaggi del totalitarismo? (anche in Ucraina era così)

Esportare il lenzuolo

“Nelle ore fatali in cui l’Italia si batterà per Costituzione e Qualificazione (potrebbe essere l’embrione di un nuovo partito?) chi scrive continuerà la sua battaglia privata e del tutto irrilevante contro uno dei flagelli minori inflitti al mondo dalla peraltro civilissima nazione tedesca: il piumone d’oca. Dopo quasi tre settimane di nomadismo mondiale, rimbalzando da albergo ad albergo, da treno a aereo, da panino a panino, la mia personale battaglia contro questa diabolica invenzione che la Germania impone agli ospiti con teutonica pervicacia è quasi persa. A ogni mio tentativo di reintrodurre la civiltà del lenzuolino e della copertina, la polizia del piumone prontamente interviene per riportare l’oca sul letto, lasciando l’ospite nella scelta fra il dormire ignudo, offrendo a sé stesso spettacoli non entusiasmanti o fare la sauna nell’afa di questi giorni sotto un soffice manto concepito da popoli nordici per difendersi dal gelo. Come quel mammut del delizioso film di animazione “Il Disgelo” che era convinto di essere un furetto perché era cresciuto tra i furetti, così i tedeschi sono persuasi di essere una tribù nordica, anche quando si abbatte sulla valle del Reno il martello della calura umida estiva, oltre i 30 gradi.

Ho tentato di dormire con sovraccoperte, soltanto per vederle scomparire il giorno dopo, nascoste da inservienti stravolte al pensiero che qualcuno potesse usarle per dormirci sotto. Ho usato la fodera del piuminio, svuotata, come sacco senza pelo, ritrovandola alla sera prontamente reimbottita. Ho cercato di dormire tra il materasso e il coprimaterasso, combattendo con l’elastico che lo tiene fermo, impossibile. Inutile implorare il manager e la responsabile del piano per ottenere altre soluzioni. Il piumino non si discute, mancia o non mancia, si soffre.

Nell’attesa ansiosa di scoprire se domani, lunedì, l’Italia avrà avuto il coraggio di dire un doppio No all’Australia e a Calderoli, mi sono arreso. Ho acquistato un lenzuolo (azzurro, giuro) nel massimo grande magazzino del Paese, il KaDeWe di Berlino, che ora porto con me come una reliquia, per stendermelo sopra, evitando la ripugnante nudità e la soffocante imbottita.

Ma ogni mattina devo ricordarmi – vendetta della moglie lontana – di ripiegarlo e nasconderlo in valigia, rimettendo al suo posto il tormentoso piumino, prima che la cameriera faccia sparire quella vergogna che potrebbe corrompere generazioni di futuri viaggiatori, e soprattutto i bambini, dimostrando che il concetto modulare e democratico di lenzuolo, coperta, e coperta pesante se necessaria è infinitamente più astuto del “tutto o niente”, del gela o friggi, imposto dall’odioso piumino.

Probabilmente non riuscirò a fare quello che neppure le legioni di Varo poterono fare e civilizzare la Germania che dorme, ma è tempo che un movimento di autentici liberali, di sinceri democratici armati di lenzuola e coperte, di neo-len fedeli al lenzuolo, marci sulla Vecchia MittelEuropa per rifare i letti e riportare la lenzuolocrazia, abbattendo l’odioso e totalitario regime del piumone”.

(Vittorio Zucconi)
Repubblica.it

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