Primarie e corruzione. Qualche riflessione.

Dopo lo scandalo di Roma, che ha rivelato come anche il PD sia permeato dalla corruzione, alcuni amici si sono messi a discutere su Facebook  del ruolo che possono avere le primarie nel favorire gli scambi occulti. Subito si sono formate due correnti. Da una parte quella per cui le primarie richiedono tanti soldi e tanti voti, e quindi incentivano la corruzione. Dall’altra quella di chi sostiene che non c’è nessun nesso, e che piuttosto che gli scambi corrotti durante le primarie siano solo una conseguenza del marciume che esiste in tutto il paese.

Chiunque abia un po’ di familiarità con le scienze sociali sa che “provare” un legame di causa-effetto tra due fenomeni è impresa molto ardua, perché non si possono fare veri e propri esperimenti. Una volta che però si disponga di una teoria credibile che colleghi due fenomeni,  ci sono vari metodi per provare a girare intorno a questo ostacolo.

A metà dell’ottocento John Stuart Mill indicò tre metodi per ipotizzare una connessione causale tra due fenomeni. Il metodo della concordanza, il metodo delle differenze e il metodo della variazione concomitante. Applicandoli al nostro problema, suonano così:

  1. Se partiti diversissimi tra loro hanno in comune solo il fatto di fare le primarie e di avere un alto livello di corruzione, allora possiamo pensare che le primarie siano causa della corruzione (metodo della concordanza)
  2. Se consideriamo partiti molto simili tra loro e dimostriamo che sono corrotti soltanto quelli che fanno le primarie, siamo autorizzati a pensare che le primarie siano la causa della corruzione (metodo dellle differenze)
  3. Se l’adozione delle primarie e la diffusione della corruzione si verificano molto spesso insieme, allora o sono legate da un rapporto di causa effetto oppure sono entrambe causate da un terzo fattore comune (metodo della variazioni concomitante)

Purtroppo non basta che una di queste condizioni sia verificata per essere certi che esista un nesso causale. Diciamo che la loro veridicità è una condizione necessaria ma non sufficiente.

Prima però bisogna avere una teoria, dicevo. Non sono un esperto del campo, ma da una panoramica su Google Scholar non mi pare che la scienza politica o le discipline vicine abbiano considerato molto questo problema.   Tra i pochi spicca questo articolo in cui Alt e Lassen mettono a confronto la corruzione percepita negli stati degli USA con alcune regole elettorali, tra cui l’uso di primarie aperte (invece che di primarie chiuse, ossia riservate agli elettori pre-registrati). Secondo loro, che utilizzano la teoria del principale-agente come quadro di riferimento, tutto ciò che rende la competizione politica più aperta innalza il costo della corruzione, perché i politici sanno che l’opinione pubblica tende a punirla severamente. In effetti, una volta tenuti sotto controllo altri importanti fattori, gli autori trovano che le primarie aperte sono associate con livelli più bassi di corruzione. I risultati sono in linea con questo articolo di Persson, Tabellini e Trebbi che, pur con molte cautele, sostiene che le regole elettorali che stabiliscono un legame più stretto tra elettori ed eletti abbassi il livello di corruzione (per inciso, le liste fatte con il Porcellum sono esattamente l’opposto).

Un filone più corposo è quello che lega sistemi elettorali e corruzione. Tra tutti cito questo lavoro di Chang e Golden perché dà particolare attenzione all’Italia e perché parte da un’ipotesi simile a quella di chi contesta le primarie. Secondo loro tutti i meccanismi che rendono importante il voto personale aumentano il rischio corruzione, perché spingono i candidati a “comprare” il consenso con mezzi più o meno leciti. La loro comparazione tra liste aperte (con preferenze) e liste bloccate non dà però risultati univoci (se leggete l’inglese datevi un’occhiata all’abstract).

Tornando al nostro dibattito su Facebook, è interessante notare come le argomentazioni di chi considera le primarie come una delle cause della corruzione siano simili a quelle di Chang e Golden (Miriam Golden ha costruito buona parte del suo successo accademico studiando l’Italia e la relazione tra voto personale e corruzione, specialmente al sud). Nella discussione è stato citato più volte questo articolo di Michele Prospero, che contiene un argomento simile  in una formulazione concisa e suggestiva:

“Le pri­ma­rie, inven­tate come rito iper­de­mo­cra­tico, in realtà non fanno che ampli­fi­care la rile­vanza di denaro e media nella sele­zione delle classi poli­ti­che locali e nazio­nali. I gazebo impon­gono ruvidi cal­coli di inte­resse che stra­paz­zano ogni valu­ta­zione poli­tica affi­data ai mili­tanti, agli iscritti”

Ricapitolando, sul piano teorico esistono plausibili argomenti sia a favore sia contro l’esistenza di un legame tra primarie e corruzione.  Dal punto di vista empirico non ho trovato studi sull’argomento tranne quello sul caso statunitense, dove le primarie aperte sono associate con una minore corruzione. Una rondine non fa certo primavera, e ci sarebbe bisogno di ben altra mole di lavori.

Con l’aiuto delle regolette di Mill possiamo però dare uno sguardo alla situazione italiana.

L’unico partito che fa le primarie aperte è il PD, per cui la prima regola è inutilizzabile.

Se però consideriamo tutti i partiti tramite cui si accede a cariche di governo nazionale o regionale (simili quindi dal punto di vista dell’attrattività) dobbiamo purtroppo constatare che nessuno è immune dalla corruzione, qualsiasi metodo di selezione delle candidature utilizzi. La seconda e la terza regola non sono affatto soddisfatte. La corruzione è un problema trasversale ai partiti italiani, che ha quindi a che fare con meccanismi causali che operano a livello nazionale, non solo di partito.

Tra i detrattori delle primarie che sono però affezionati al PD si coglie però un retropensiero implicito ma scivoloso: il PD sarebbe un partito migliore degli altri, e non sarebbe corrotto se non adottasse le primarie. Addirittura mi è capitato di sentire paragonare il PD al PCI: quest’ultimo sarebbe stato immune dalla corruzione per via della sua organizzazione e dei suoi sistemi di selezione governati dal centro. Come ognuno converrà tra PCI e PD esistono decine di differenze significative, dall’epoca storic in cui hanno operato, al ruolo dell’ ideologia, al tipo di finanziamento prevalente, alla posizione nello spazio politico ecc. Tranne il proprio pregiudizio, cosa autorizza a pensare che le primarie siano proprio la differenza più significativa?

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