Perché voto Stefano Landucci

Per la prima volta potrò votare il mio amico Stefano Landucci al consiglio comunale di Pisa, e ne sono felice.

Non lo voto perché è un amico però, ma per una ragione che, dovete avere un po’ di pazienza, scoprirete solo alla fine. Perché prima vi devo raccontare una storia.

Eravamo nel 2011, sotto il governo Berlusconi e nel mezzo della crisi, e Stefano era uno dei pochissimi nel nostro partito ad aver capito in pieno la portata dei referendum, in particolare quello per l’acqua pubblica, e la voglia di radicalità che i movimenti esprimevano. Quando 27 milioni di italiani espressero in modo chiarissimo il loro voto per l’acqua pubblica, Stefano chiese che la loro volontà fosse rispettata. Su questo tema è entrato in conflitto con il partito locale e con lo stesso sindaco, e ha fatto una cosa rivoluzionaria: l’ha detto apertamente, spiegando le sue ragioni, approfondendo la questione, organizzando un incontro tra i movimenti per l’acqua e i dirigenti de PD, tenendo una porta aperta tra il partito e i tanti elettori che si erano impegnati su quel tema.  Avrebbe potuto stare zitto, adeguarsi, avrebbe avuto meno grattacapi. Invece ha fatto politica a viso aperto, senza giochini, come dice lui.

E oggi? Oggi Enrico Rossi lancia l’azionariato popolare, Marco Filippeschi parla di un maggiore controllo pubblico nella gestione del servizio idrico, Fabrizio Barca disegna un partito che ascolta chi ne sta fuori e non si schiaccia sull’amministrazione. Stefano l’aveva visto prima e se sarà eletto non mollerà l’osso: è per questo che lo voto. Perché crede nel PD che mi piacerebbe costruire. Coraggioso, disinteressato, un po’ anticonformista, come lui.

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