La crisi dell’intero mondo “avanzato”

29 luglio 2011 Nessun commento

Dopo queste crisi, ci accorgeremo che gli equilibri mondiali saranno cambiati.

The Halt and the Lame – NYTimes.com

The Halt and the Lame

Simon Johnson writes about who’s worse — America or Europe? Basically I agree with his assessment: Europe has more fundamental problems in sheer economic terms, because it adopted a single currency without the necessary institutions to make it workable. America has a long-run budget problem, but our current mess is entirely political. Unfortunately, that doesn’t make it any easier to solve.

What’s extraordinary, though, is the paralysis that has taken over essentially the entire advanced world. 

Condividi
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Live
  • Identi.ca
  • Wikio IT
Categorie:Mondo Tag:

Minoranze e democrazia nel PD pisano

11 luglio 2011 Nessun commento

Le questioni sollevate nell’ultima direzione mi danno l’occasione per parlare di due temi che mi stanno molto a cuore, ossia cosa si intende per democrazia nel partito e quale ruolo giochino le componenti.

Quando Tognocchi denuncia un “deficit di democrazia” nel PD non si riferisce allo stesso concetto di democrazia che hanno in mente Ferrante e Nocchi quando dichiarano di voler lottare contro la “deriva correntizia”. Sono convinto che fino a che non ci accorderemo su cosa intendiamo per metodo democratico all’interno del partito non usciremo fuori dal pantano degli equivoci. Le culture politiche di provenienza possono ostacolare questo dibattito, ma è chiaro che oggi un partito non può strutturarsi né sul centralismo democratico del PCI né sul fazionismo della DC. Piuttosto, la discussione deve ripartire su basi nuove.

Analizzando le democrazie contemporanee Arend Lijphart traccia una distinzione tra due idealtipi, il modello maggioritario e quello consensuale. Nel primo modello le decisioni si prendono secondo il principio della maggioranza semplice, mentre nel secondo modello le scelte scaturiscono da negoziazioni continue (consensuali) tra i vertici delle varie componenti di una comunità politica. Il modello maggioritario si adatta a società omogenee, dove i valori di riferimento tra i cittadini sono simili. Il modello consensuale si adatta meglio a società profondamente divise, dove se si deliberasse con il voto una componente risulterebbe sempre minoritaria. Basti pensare al Belgio, e alle divisioni tra fiamminghi e valloni.

Prima di misurare la democraticità del partito bisogna capire quale principio ci sembri più appropriato al nostro caso. In un partito che si conforma al modello maggioritario i soggetti principali della vita democratica sono i singoli iscritti e gli elettori, mentre un partito che si ispira al modello consensuale dà un ruolo molto più importante alle componenti, che rappresentano un insieme ben definito di interessi, preferenze e visioni del mondo. L’opinione che mi sono formato in questi anni è che l’elettorato del PD, nonostante il suo pluralismo, non sia attraversato da fratture insanabili. L’ultimo congresso ha dimostrato che ex Ds ed ex Margherita si mescolano: Letta e Bindi hanno appoggiato Bersani, Fassino e Veltroni hanno preferito Franceschini. Neppure a livello locale esistono delle maggioranze pre-costituite, dato che a Pisa la mozione Bersani ha superato il 50% dei consensi soltanto con il contributo determinante dell’area Letta. Il pluralismo interno mi sembra fondato su tre dimensioni: la cultura organizzativa (Ds e Margherita), la sensibilità etica (cattolici e laici), l’orientamento sulle questioni economiche (social-democratici e liberal-democratici). Di queste la più importante è certamente la terza, che non si sovrappone alle prime due ma le taglia trasversalmente. Per questo, il nostro partito è una “somma di minoranze” che non hanno bisogno di speciali tutele.

La democraticità del PD si misura allora con un unico criterio, la qualità del suo dibattito interno; questo deve essere condotto liberamente, con rispetto del pluralismo culturale e con la piena partecipazione alla vita del partito. A Pisa dobbiamo fare dei passi avanti significativi su tutti questo aspetti. Tognocchi ha pienamente ragione quando chiede che ci sia un dibatto più aperto e meno preconfezionato su alcune scelte strategiche per il nostro territorio; i massimi dirigenti del nostro partito, forse per lunga consuetudine dovuta alla comune militanza nei DS, agiscono spesso in splendida solitudine. Dobbiamo esigere una discussione più ampia, che coinvolga tutto il partito per tempo e senza pressioni “conformiste”.

Credo però che alcune scelte dell’area Letta non rendano più semplice, ma ostacolino questa richiesta. Prima di tutto, è evidente che rimanere fuori dall’esecutivo provinciale e dalla segreteria comunale di Pisa ha portato alla compressione del pluralismo interno a questi organismi, non certo alla loro apertura. Il secondo ostacolo è la forma organizzativa assunta dai “lettiani”, dove la disciplina di corrente fa premio su quella di partito. In assenza di minoranze culturali da proteggere, una tale strutturazione non è funzionale a rappresentare pezzi di società: piuttosto, serve a massimizzare il potere di contrattazione della componente e specialmente del suo vertice. Questo “congelamento”, oltre a creare sfiducia e sospetti, ci ha privato del contributo di tante persone valide che hanno un prezioso patrimonio di idee da mettere al servizio del nostro dibattito.

Quando vorranno accettare il confronto in mare aperto, il PD pisano sarà pronto a prendere il largo.

Condividi
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Live
  • Identi.ca
  • Wikio IT
Categorie:Pisa Tag:

Le crisi e la politica

5 luglio 2011 Nessun commento

Ieri abbiamo fatto un consiglio provinciale aperto alla sede dei Cantieri di Pisa, di fronte ai 60 lavoratori che sono in attesa di conoscere il loro destino.

Sono tante le vertenze in corso nella nostra Provincia, tanti i fallimenti. Tutto un tessuto industriale che soffre. Ogni caso è diverso, certo, ma in ognuno gli enti locali provano a fare qualcosa. Accorgendosi di poter dare una mano, ma anche di non avere strumenti di intervento decisivi.

Ieri alcuni colleghi, sinceramente colpiti dal dramma di molti lavoratori, dicevano che c’è troppa discrasia tra il potere economico e quello politico. Li capisco, il contrasto è stridente. Se si guardano le singole crisi hanno ragione: la politica può cercare di interloquire con gli imprenditori, con le banche, con i creditori, ma non può certo rilevare un’impresa o obbligare qualcuno ad investirci.

Eppure, guardando qui cantieri semi abbandonati, che rischiano di diventare archeologia industriale anzitempo, pensavo che la politica  può e deve fare molto. Può creare le condizioni per rendere il paese attraente agli investitori. Può realizzare infrastrutture moderne, riformare il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali, rendere più spedita la giustizia e più efficiente l’amministrazione. Non è poco, è la battaglia dell’innovazione; un paese che non sa innovare declina, e si trova costretto a gestire le emergenze.

Condividi
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Live
  • Identi.ca
  • Wikio IT
Categorie:Senza categoria Tag:

Che dite, vogliamo dargli torto?

28 giugno 2011 Nessun commento

Sarebbe l’ora che per preparare l’alternativa cominciassimo a pensare a come mettere in pratica la spending review.
Pre-requisito però, e che si vincano le elezioni e che si stia al governo per 5 anni, magari con lo stesso primo ministro.

L’inevitabile rag. Tremonti – LASTAMPA.it

La sinistra spesso invoca con rimpianto la spending review, ossia il lavoro di revisione della spesa pubblica iniziato dal compianto ministro Padoa-Schioppa con la Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica (Ctfp, o Commissione Muraro), ma troppo spesso si dimentica che persino quel meritorio lavoro era appena agli inizi, e non aveva ancora prodotto le centinaia di dossier operativi, di manuali di «istruzioni per l’uso», che sarebbero stati necessari se davvero si fosse voluto varare una politica di tagli selettivi.

Condividi
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Live
  • Identi.ca
  • Wikio IT
Categorie:Senza categoria Tag:

Riposi in pace

20 giugno 2011 Nessun commento

Chiunque sia stato a Londra qualche giorno, dal 2001 a ieri, ha conosciuto la sua tenda.
Le sue certezze a interrogare le nostre incertezze.
Non so chi sia stato per voi Brian Haw: per me e per la mia coscienza è stato un pungolo, una cosa scomoda: a suo modo, un profeta.

Addio al pacifista di Westminster | Presseurop (italiano)

“Pace, alla fine”, titola l’Independent dopo la morte del pacifista Brian Haw, le cui manifestazioni contro la guerra sui marciapiede di Parliament square sono diventati un punto di riferimento della città di Londra. Haw, morto all’età di 62 anni per un cancro al polmone, “si è accampato per la prima volta a Parliament square tre mesi prima dell’11 settembre, per chiedere la fine delle sanzioni che impedivano la consegna di materiale medico all’Iraq”, ricorda il quotidiano di Londra. Il pacifista cristiano evangelico è però diventato famoso in tutta la nazione dopo l’invasione dell’Iraq da parte delle forze britanniche e statunitensi, nel 2003: “Vista dalle autorità come un affronto e un pugno in un occhio, la sua tenda è diventata rapidamente il bersaglio dei ministri, del Westminster Council e della Greater London Authority, ed è sopravvissuta a ripetuti tentativi di rimozione. La determinazione di Haw lo ha reso un eroe agli occhi di molti. Nel 2007 è stato votato ai Channel 4 Political Awards come figura politica più illuminante dell’anno”.

Brian Haw: Veteran peace campaigner who occupied Parliament Square for a decade in protest at war – Obituaries, News – The Independent

Brian Haw thrust himself into the public eye as an anti-war protester in 2001, living in a tent outside the Palace of Westminster for almost a decade in a vigil that was brought to an end only by his illness and death.

Condividi
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Live
  • Identi.ca
  • Wikio IT
Categorie:Senza categoria Tag:

Bad Behavior has blocked 32 access attempts in the last 7 days.