Ormai pure il Corriere ha lasciato da parte il suo terzismo.
Il dovere civico di testimoniare e le scelte del Premier – Corriere della Sera
La posta in gioco è molto più alta dell’orgoglio delle parti in causa, e perfino della sorte della singola inchiesta: è invece l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, e perciò è affare di tutti e non soltanto di Berlusconi o dei suoi pm, dell’arrestato Tarantini o del latitante Lavitola, la cui sorte è appesa proprio ai chiarimenti che la parte offesa Berlusconi potrebbe dare con la propria deposizione. È insomma la possibilità stessa di celebrare un procedimento secondo le regole valide per ricchi e poveri, potenti e diseredati.
Tutti i giorni, infatti, in tutti i palazzi di giustizia d’Italia ci sono persone che, citate come testimoni, vorrebbero tanto farne a meno: lamentano di dover sacrificare impegni lavorativi e personali, sbuffano per il fatto di dover sobbarcarsi magari anche lunghe trasferte a fronte di miserrimi rimborsi chilometrici, si chiedono perché non possano cavarsela spedendo una memoria scritta, e nei casi più delicati mandano (proprio come Berlusconi) il proprio avvocato a chiedere di essere ascoltati con le facoltà degli indagati anziché con gli obblighi dei testi. E tutti i giorni, in tutti i palazzi di giustizia d’Italia, queste persone si sottopongono infine alle decisioni dei vari soggetti previsti dalla legge (di volta in volta Procure, Tribunali, Corti d’Appello), pena l’ordine ai carabinieri di accompagnare coattivamente il teste recalcitrante.

Se ne è andata Cristina Bandinelli. Era stata la “mia” candidata alla segreteria regionale del PD. Dopo quella fase la sua presenza agli incontri politici si era rarefatta, e per questo all’inizio si prese pure delle critiche: poi trapelò la vera ragione, non il disimpegno dopo la sconfitta ma la scoperta una grave malattia.
Di Cristina Bandinelli avevo apprezzato la passione e la grinta: quelle però non se ne sono andate, ma rimangono ad esempio.
pdtoscana.it – Il sito ufficiale del Partito Democratico della Toscana.
Firenze, 11 settembre 2011 – “Cristina Bandinelli ci ha lasciato, e il dolore è profondo. Cristina era una donna eccezionale che nella professione e nell’impegno civile e politico ha fatto tanto per far crescere i nostri ideali e la nostra Toscana. Insieme fummo tra i fondatori del Partito Democratico e negli anni in cui costruimmo insieme questo nuovo progetto nella nostra regione ci trovammo a gareggiare per la guida del Pd in Toscana e proprio da quell’esperienza la conobbi per quel che era”. Così il Segretario del Pd Toscana Andrea Manciulli esprime il cordoglio suo e di tutto il Partito Democratico per la morte di Cristina Bandinelli avvenuta in queste ore.
Stamattina sono tecnicamente “immigrato” nel comune di Pisa, lasciando quello di Cascina.
Arrivato all’anagrafe per le consuete pratiche (ore 8.45, già 20 persone davanti, vabbé) mi accorgo che intorno a me ci sono molti immigrati che vengono da ben più lontano.
Un ragazzo nero, vestito e tirato a lucido per l’occasione, parla con l’addetta allo sportello: aveva fatto domanda per il cambio di residenza, ma i vigili non lo hanno trovato a casa. L’addetta, gentilissima, gli suggerisce il daffarsi:
Addetta gentilissima: “Metta per iscritto una dichiarazione specificando che non è stato reperito nella sua residenza perché impegnato a lavoro, e indichi gli orari in cui i vigili la possano rintracciare a casa”.
Ragazzino: “Io parto da casa alle otto di mattina, e torno a casa alle otto di sera”.
Addetta gentilissima: “Ehm, i vigili sono in servizio fino alle 19, la disponibilità della sera non la metta”
Ragazzino: “Ah. Ma io non so scrivere tutto questo in italiano, mi può aiutare?”
Addetta gentilissima ma ferma: “perlamordelcielo, no. Io le controdeduzioni non le posso mica scrivere. Venga con qualcuno che sa l’italiano”
Ragazzino: “ma…ecco…io…”.
A quel punto mi sono avvicinato, offrendomi di scrivere per lui. Vorrei chiedermi perché nessuno di quelli che sta al di là del vetro possa risolvere questo piccolo intoppo, e preferisca far perdere altre ore di lavoro al ragazzino; ma non faccio in tempo. Appena prendo la penna in mano un secondo immigrato vince la timidezza e mi chiede aiuto facendomi vedere dei moduli che non riesce a compilare (e ci capisco poco anche io, devo dire).
Arriva il mio numero, cosa che mi salva dal dover aprire un estemporaneo sportello di mediazione nell’atrio dell’anagrafe comunale. Mentre sbrigo le mie pratiche noto al mio fianco un addetto gentilissimo che ammonisce severo un nordafricano di mezza età: “eh no signore, il modulo lo deve stampare lei da INTERNET”. “Con il computer?” chiede quello.
E poi si dice che l’Italia non è pronta ad accogliere l’immigrazione qualificata.
Per i mercati, in questo momento, siamo meno affidabili della Spagna e tanto quanto la Grecia 16 mesi fa.
La sfiducia non è dovuta agli speculatori cattivi con la bomebetta (come diceva ieri Sallusti) ma alla dimensione del debito pubblico italiano e all’incapacità di crescere. Oggi come non mai bisogna saper decidere.
Questo governo non è in grado di farlo, e gli investitori sono stati spaventati da una manovra economica senza crescita e in cui tutti gli aggiustamenti di bilancio sono rinviati al 2013 (quindi dopo le elezioni, e due anni sono un’eternità in politica).
Berlusconi se ne deve andare subito non perché abbia perso una generica “credibilità”. Ma perché il suo governo non riesce ad uscire dalla paralisi.
Credo che il pareggio di bilancio vado raggiunto al più presto, perché non possiamo permetterci che il debito cresca ancora.
Sapete quanto spendiamo ogni anno di interessi?
Ho fatto un grafico dell’incidenza di alcune voci di bilancio sulla spesa pubblica italiana, è basato sui dati dell’Istat. Gli interessi sul debito ci costano più dell’istruzione, e persino della spesa ospedaliera. Naturalmente più aumenta la sfiducia verso l’Italia più aumentano gli interessi, e quindi il debito, e ancora gli interessi: una spirale perversa.
Ah, la vedete quella linea arancione lassù in alto? E’ la spesa pensionistica, quella per pagare prestazioni che chi ha meno di quaranta anni forse non vedrà mai.

