Non perdiamoci di vista

Pippo Civati lascia il PD – Il Post

«Esco dal gruppo del Pd. Per coerenza con quello in cui credo e con il mandato che mi hanno dato gli elettori, non mi sento più di votare la fiducia al governo Renzi. La conseguenza è uscire dal gruppo»

Non so dirvi se sono più sollevato o dispiaciuto per l’uscita di Pippo Civati dal PD. A Pippo voglio bene, e penso che questo passo sia il segno di una sconfitta per lui, per noi che l’abbiamo sostenuto in questi anni, e per Renzi. Scoprii il suo blog tra fine 2008 e inizio 2009, e mi colpì subito la sua freschezza, la capacità di contestare l’establishment del PD, che all’epoca era un po’ diverso da quello attuale, mantenedo una grandissima capacità di fare proposte costruttive, di radunare energie, di dire cose impegnative con il sorriso.

Con lui ho fatto il congresso del 2009, sostenendo Ignazio Marino e le sue proposte di cambiamento per l’Italia. Civati stesso scrisse lunghi pezzi della mozione, che per me rappresenta ancora l’indicazione più brillante di come dovrebbe essere cambiata l’Italia. Al congresso mi ricordo di aver preso tanti applausi. Voti, pochi.

E poi ci fu la Leopolda, l’idea che l’Italia poteva essere cambiata soltanto rimuovendo la classe dirigente del PD che era uscita con le ossa rotte da venti anni di confronto con Berlusconi. Una classe dirigente che faceva da tappo, contando sulle rendite di posizione di chi gestisce il potere, sopratutto locale, ma che aveva esaurito la sua spinta propulsiva. E noi volevamo essere la nuova spinta, abbinando concretezza e immediatezza.Mi ricordo il discorso finale di entrambi alla Leopolda del 2010. Riflessivo, raffinato, ironico quello di Civati. Travolgente quello di Renzi. “Non ho capito quello che ha detto, ma dio mio se lo dice bene” dovettero pensare le centinaia di persone che scattarono in piedi ad applaudirlo. Un mio amico, che ne aveva visti tanti passare, chiosò: “bisogna unire i contenuti di Pippo e la leadership di Renzi, insieme fanno il politico del nuovo secolo”.

Non è andata proprio così. E per questo sono sicuramente triste.

Poi ci sono state le elezioni, le divisioni sull’opportunità delle larghe intese, il governo Letta e il resto. In una cavalcata inarrestabile Renzi ha preso in mano il partito, e poi il governo. Ha dato un’accellerata inconsueta alla politica italiana, fatta per ora più di annunci che di risultati concreti. Almeno se non si vogliono mettere tra i risultati concreti il ridimensionamento del M5S e la marginalizzazione di Berlusconi. In poco più di un anno il governo ha fatto a mio giudizio poche cose giuste (gli 80 euro, la legge anticorruzione in fieri), tante così così (legge elettorale, Jobs act, riforma del Senato  e Buona scuola in fieri) e una molto sbagliata (lo sblocca Italia).  Civati è stato molto spesso in disaccordo, si è trovato sempre più isolato, nell’impossibilità di incidere. Anche perché i rapporti di forza nel gruppo sono determinati da due cose: tanti bersaniani infilati nelle liste bloccate dall’ex segretario, tanti (di più) che come al solito sono passati con il segretario del momento.

Da mesi era chiaro che Pippo sarebbe dovuto uscire, e credo che abbia impostato su questo obiettivo finale tutta la sua comunicazione. Non ho condiviso la sua battaglia così dura contro la riforma del senato, ho cercato di spiegargli il perché ma non devo essere stato molto convincente.  Gli auguro tutto il bene, e la possibilità di riuscire a costruire una forza di sinistra con vocazione maggioritaria e ambizioni di governo, tre cose che so far parte della sua cultura politica. Probabilmente oggi ci divide la valutazione su quanto questo obiettivo sia realistico. Nelle critiche che la sinistra extra Pd rivolge ai provvedimenti del governo vedo affiorare dosi massicce di settarismo, anticapitalismo, il rifiuto della cultura della valutazione, l’avversione per la democrazia maggioritaria. Mischiati con tante cose buone, certo. Ma sufficienti a scoraggiarmi, e a farmi sentire ancora più a casa nel PD che fuori.

Magari, come tante altre volte in passato,  dovrò ammettere che aveva visto meglio lui. Nel frattempo, se stare fuori gli servirà per ritrovare l’entusiasmo che mi ha sempre colpito, sarò contento.

E comunque, a vedere questo video del 2010, in cui oltre a me compaiono tanti amici, mi commuovo un po’.

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