Le primarie del PD? Ho deciso: sto con Godot.

Il dibattito congressuale si è aperto male, intristito da varie cadute di stile e dall’assenza di contenuti.
La prima caduta di stile l’hanno commessa Bersani, Letta e D’Alema quando hanno cominciato a parlare di congresso prima della fine dei ballottaggi. La seconda l’abbiamo vista nel video di Franceschini, che ha cercato di mettere in cappello sullo scontento “giovanile” per cavalcarlo, come se lui venisse da Marte.
Mi piacerebbe vedere uno scontro duro ma leale e soprattutto concreto, che metta in chiaro le idee dei candidati sull’Italia, sul il partito, sul centrosinistra. Perché è noto ai più che all’interno del PD ci siano idee abbastanza diverse su tutti e tre i livelli. A questo proposito Franceschini, Bersani e tutti gli altri candidati (Adinolfi, per adesso l’unico outsider, l’ha già fatto) dovranno spiegarci quale idee hanno sulla laicità, sul welfare e sull’ambiente. Dovranno dirci se vogliono che il PD rimanga un partito di quadri. Dovranno dirci se vuole strappare consenso al centrodestra o se vuole appaltare questo compito ad un partito di centro strutturalmente alleato con noi.

La lettera di Bersani indica, in modo ancora molto vago, una diagnosi sui problemi del PD: lo scarso radicamento, la mancanza di collegamento con le forze produttive, l’incapacità di comunicare un’idea di futuro. Ci dice poi che bisognerà cercare delle alleanze, che però è cosa scontata, ma per il momento non affronta la questione cruciale: abbiamo bisogno di un alleato di centro? Infine, Bersani ci dice che il rinnovamento del partito deve venire dalla partecipazione e dal territorio.
Questi contenuti sono così generici che non è facile trovare qualcuno a cui non vadano bene. In realtà credo sia un effetto del politichese. Si può però provare a interpretare queste parole sulla base dalla storia di Bersani e dagli altri big del partito che hanno deciso di sostenerlo, D’Alema e Letta. Le parole sullo scarso radicamento diventano allora invocazione per costruire un partito dove contano i militanti e i professionisti della politica, senza spazio per il popolo delle primarie. La politica delle alleanze deve guardare al centro. Le posizioni di leadership del partito si conquistano tramite un percorso interno.

Nel suo video Franceschini punta il dito contro la dirigenza del PD, che ritiene vecchia e inadeguata a far crescere un partito nuovo. I temi su cui puntare, gli unici ai quali accenna per il momento, sono l’economia verde e la riforma del welfare, proponendo di ridurre la spesa per le pensioni per costruire un sistema di ammortizzatori sociali più esteso. Sulla politica delle alleanze ancora nulla di chiaro. Franceschini è appoggiato ufficialmente da Veltroni, per cui possiamo essere abbastanza sicuri che proporrà un modello di partito più leaderistico, con un rapporto diretto tra segretario, eletto tramite primarie aperte, e simpatizzanti.

In tutto questo il derby non riesce ad entusiasmarmi neanche un po’: pochi contenuti in campo in quello che si profila come l’ennesimo derby Veltroni-D’Alema. Paradossalmente lo stile pacato di Bersani mi piace di più, ma sulle questioni sostanziali mi sento più vicino a Franceschini.
In realtà sto ancora aspettando una mozione ed una candidatura ispirate da un’idea vera e da persone più credibili. Perché le idee che si professano sono importanti, ma lo sono anche le storie personali. E da questo punto di vista i due candidati di cui sopra non mi convincono fino in fondo: Franceschini, vice di Veltroni, è corresponsabile della sciagurata gestione del partito. Bersani si è ritirato dalla competizione per le primarie del 2007 preferendo il finto unanimismo che tanto male poi ci ha fatto.
Io aspetto fiducioso la mozione di Godot.

4 pensieri su “Le primarie del PD? Ho deciso: sto con Godot.”

  1. Mi pare che tu abbia frainteso parte del messaggio, quindi non sono stato abbastanza chiaro: io non voglio alleati casinisti. C’è chi oggi pensa che non sia possibile vincere senza di loro, ma non sono tra quelli. E poi sarebbe un bel “vincere”?

  2. Caro Federico,
    Aspettando Godot, c’è qualcun altro che gode… Sono d’accordo che nè Bersani nè Franceschini siano candidati credibili, pur essendo dei bravi politici, isolandoli dal contesto in cui lavorano…Non sono d’accordo sul fatto che parli, come temi fondamentali, sulla laicità dello stato. So che la realtà lo impone, ma mi sembra assurdo che il PD debba porsi questo problema, essendo una forza riformista. Se qualcuno (e ci capiamo) non è d’accordo sull’assoluta laicità dello stato, vada da Casini. Anche per questo motivo non concordo con questa frase, che smaschera un tuo legittimo orientamento, che però non condivido: “Dovranno dirci se vuole strappare consenso al centrodestra o se vuole appaltare questo compito ad un partito di centro strutturalmente alleato con noi”. Strutturalmente alleato con noi??? E’ la solita questione che divide noi Calvinisti con alcuni di voi del partito: io con Cuffaro, Ruini (sì, lui), Cesa, Casini etc. non mi siedo neanche al tavolo, non perchè sono un partito cattolico, ma perchè, come personaggi, non hanno niente da invidiare al PDL…Io sarei d’accordo, in questo momento storico, di fare certi compromessi coi cattolici per salvare il paese da B., MA mai con quella classe dirigente!
    Buon Lavoro!
    Fabio

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