Le crisi e la politica

Ieri abbiamo fatto un consiglio provinciale aperto alla sede dei Cantieri di Pisa, di fronte ai 60 lavoratori che sono in attesa di conoscere il loro destino.

Sono tante le vertenze in corso nella nostra Provincia, tanti i fallimenti. Tutto un tessuto industriale che soffre. Ogni caso è diverso, certo, ma in ognuno gli enti locali provano a fare qualcosa. Accorgendosi di poter dare una mano, ma anche di non avere strumenti di intervento decisivi.

Ieri alcuni colleghi, sinceramente colpiti dal dramma di molti lavoratori, dicevano che c’è troppa discrasia tra il potere economico e quello politico. Li capisco, il contrasto è stridente. Se si guardano le singole crisi hanno ragione: la politica può cercare di interloquire con gli imprenditori, con le banche, con i creditori, ma non può certo rilevare un’impresa o obbligare qualcuno ad investirci.

Eppure, guardando qui cantieri semi abbandonati, che rischiano di diventare archeologia industriale anzitempo, pensavo che la politica  può e deve fare molto. Può creare le condizioni per rendere il paese attraente agli investitori. Può realizzare infrastrutture moderne, riformare il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali, rendere più spedita la giustizia e più efficiente l’amministrazione. Non è poco, è la battaglia dell’innovazione; un paese che non sa innovare declina, e si trova costretto a gestire le emergenze.

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