La linea del Piave

La moda degli ultimi anni a sinistra è stata chiedersi se esista o no un “regime berlusconiano”, in altre parole se la democrazia italiana sia a rischio.
Sulla sciocchezza di equiparare l’Italia ad un regime autoritario Francesco Costa, usando i criteri del buon senso, ha scritto parole definitive. Per quanto mi riguarda, mi pare chiaro che non sia a rischio l’appartenenza dell’Italia al gruppo dei regimi democratici, ma la qualità della nostra democrazia che è minata dall’enorme potere che Berlusconi esercita sui media e quindi sul mezzo tramite cui noi tutti conosciamo il mondo. Non sfugge a nessuono che uno dei requisiti fondamentale delle democrazie moderne è avere canali informativi plurali e indipendenti: questo nel nostro paese è vero per i giornali, per le radio e per la rete ma non è vero per le maggiori reti televisive, che sono la fonte privilegiata d’informazione per circa l’80% dei cittadini. Tra l’altro gli studiosi dei fenomeni elettorali italiani non mancano di sottolineare che c’è una relazione diretta tra esposizione alle reti televisive e voto per il centrodestra, e che nelle campagne elettorali Berlusconi usi e abusi delle sue reti (siccome mi vedo già quelli col ditino alzato specifico che questo non significa che Berlusconi vinca solo perché ha le televisioni, ma significa che ne è aiutato. E’ come se una squadra giocasse una partita di calcio su campo in pendenza: non è garanzia di vittoria, ma un passo avanti).
Detto che non viviamo in un regime, la seconda domanda che ha assillato le coscienze di sinistra è questa: di fronte all’uso disinvolto che Berlusconi fa del potere, quando dovremmo dire che è proprio troppo? Dopo le leggi ad personam per tirarsi fuori dai guai giudiziari, dopo le leggi di stampo razzista, quando diventerà lecito gridare che la qualità della democrazia italiana è stata rovinata altre ogni limite tollerabile? Insomma, qual’è la linea del Piave?
Ecco, io dico che è Rai Tre.

Pdl all’attacco di RaiTre spuntano Minoli e Mentana – Politica – Repubblica.it

All’attacco di Raitre. Con l’obiettivo di ammorbidire l’unica rete Rai sgradita a Palazzo Chigi e mettere da parte Fabio Fazio, Luciana Litizzetto, Milena Gabanelli e Serena Dandini. Un disegno che prevede il cambio del direttore di Raitre Paolo Ruffini con Giovanni Minoli. Sembra questo l’obiettivo di Berlusconi e del direttore generale di Viale Mazzini Mauro Masi. Ed è ai “colpi di mano” che il Partito Democratico prova a trovare un argine.

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