La destra, la sinistra, e l’Europa.

La politica sta diventando radicale perché radicali sono i conflitti che attraversano le nostre società. In un certo senso, i partiti mettono in scena ciò che si muove nel mondo reale, quello di cui tutti facciamo esperienza. Quando il cambiamento tecnologico e la globalizzazione hanno incrinato le certezze del ceto medio dei paesi industrializzati, la paura e il risentimento si sono trasformati in una clava con cui gli elettori hanno colpito il ceto politico di governo, quello che, per dirla con Peter Mair, per dimostrarsi responsabile ha smesso di essere rappresentativo. La politica non è però il semplice riflesso di un conflitto scolpito altrove, ma contribuisce a dargli forma. I partiti di estrema destra hanno capitalizzato lo scontento, che ha ragioni ben tangibili, promettendo il ritorno al bel mondo del passato, quando i confini dello stato ci potevano proteggere dal fastidio del diverso (l’immigrato) e quelli della morale tradizionale (dio, patria, famiglia) non mettevano in dubbio il principio di autorità.

Come suggerisce Hanspeter Kriesi, in Europa è emersa una nuova linea di conflitto che divide i vincenti e i perdenti della globalizzazione. Questi ultimi sono i poco istruiti, i lavoratori non specializzati, chi ha un sistema di valori tradizionali. Questi segmenti della società non hanno trovato alcun ascolto dai partiti della sinistra di governo, impegnati a portar avanti battaglie astrattamente sacrosante senza empatia per le persone in carne e ossa, e hanno cercato altrove la protezione di cui sentivano bisogno. L’hanno trovata spesso nei partiti sovranisti. D’altra parte noi predicavamo la formazione permanente mentre le industrie de-localizzavano, la meritocrazia in paese in cui la scuola cristallizza le differenze sociali, la necessità di spostarsi per trovare lavoro senza aver messo in piedi un mercato degli affitti sostenibile. L’Europa, oltre i suoi meriti e demeriti, è divenuta il simbolo di quella modernità destabilizzante a cui chiudere la porta.

Leggere questo processo come l’obsolescenza del conflitto tra destra e sinistra è però un’errore, perché si ferma alla forma che la politica, in particolare quella italiana, ha dato ai problemi della società. Eppure l’aumento della diseguaglianza e dell’insicurezza economica, la paura di perdere la propria posizione sociale o di non poterla preservare per i propri figli, sono alla base di molti dei nostri problemi. Se in Italia i partiti progressisti fino ad oggi non hanno saputo intercettare questo sommovimento, non significa che non ci sia più spazio per una proposta diversa. La sinistra non è affatto scomparsa: negli Stati Uniti Hilary Clinton ha ampiamente superato Donald Trump nel voto popolare. In Germania socialdemocratici, verdi e Linke raccolgono circa il 40% dei consensi. In Portogallo i socialisti governano con l’appoggio della sinistra radicale. In Gran Bretagna i laburisti stanno vivendo un forte rilancio con una linea politica che ha abbandonato il centrismo.

Il tema dell’integrazione europea, e più in generale la divisione identitaria tra nazionalisti e cosmopoliti, crea divisioni sia a destra che a sinistra. È per questa ragione che sta diventando più difficile formare i governi, in Portogallo, in Spagna, in Germania così come in Italia. Se i partiti devono negoziare non solo sulle questioni socio-economiche ma anche sul grado e sul tipo di integrazione europea che sono disposti ad accettare, la definizione di un programma comune diventa più difficile. Ecco perché non è così assurdo che il Movimento 5 Stelle possa trovarsi a negoziare alternativamente con il PD e con la Lega. Ha punti di contatto con entrambi, in uno spazio politico a due dimensioni. L’unico grande paese che non ha problemi a formare un governo è la Francia, grazie al suo peculiare sistema semi-presidenziale abbinato a un calendario elettorale in cui le elezioni legislative si tengono subito dopo quelle presidenziali: il presidente neo-eletto, in piena luna di miele, viene in genere premiato con una maggioranza in parlamento. È un modello da copiare? Ritengo di no, ma è una questione che merita di essere affrontata in un secondo momento.

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