Innaffiare l’antipolitica (con l’acqua pubblica)

La volontà espressa dai cittadini con il referendum sull’acqua va rispettata. Il vero paradosso, per chi teorizza il primato della politica, è farselo spiegare da un tecnico.

Acqua, Clini con i referendari: “Aboliamo la remunerazione del capitale investitito” | Andrea Palladino | Il Fatto Quotidiano

Clini ha ribadito su twitter quello che con il referendum dello scorso anno aveva sancito con il voto di ventisette milioni di italiani: “L’acqua è un bene comune che non può consentire margini remunerativi”. Un accoglimento, a quanto sembra, dello spirito dell’iniziativa lanciata già da diversi giorni dai movimenti per l’acqua con il titolo “Obbedienza civile”, che puntava a contestare l’attuale costo del servizio idrico.

Mi dispiace che i sindaci dell’ATO2, quasi tutti del nostro partito, abbiano scelto di prolungare l’affidamento del servizio idrico al vecchio gestore senza sentire il bisogno di discutere in modo ampio della questione. Mentre i cittadini ci dicono che non vogliono pagare gli investimenti in tariffa e garantire un profitto ai gestori privati noi proroghiamo questa situazione di altri cinque anni, dal 2021 al 2026?

Ci dicono che questa decisione fosse l’unica possibile, secondo il noto adagio TINA (There Is No Alternative). Come non capire che proprio se fosse così ci sarebbe stato bisogno di ben altro livello di discussione pubblica con i cittadini?

Naturalmente questa scelta ha causato sospetti, ricorsi, tensioni con i movimenti e con le forze politiche che con noi avevano sostenuto i referendum. Acqua per innaffiare l’antipolitica.

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