In che direzione? Un invito ai dirigenti del PD pisano

Troppo breve la direzione provinciale del PD per prendere la parola e provare ad abbozzare un’analisi sul partito locale. Dopo le dimissioni di Francesco Nocchi e la decadenza dell’intera segreteria provinciale nessuno dubita che sia necessario ripartire su basi nuove. Le vie tracciate dallo statuto le conosciamo tutti. La prima possibilità è che l’assemblea provinciale riesca a eleggere un nuovo segretario con la maggioranza degli aventi diritto; l’alternativa è che si apra il percorso congressuale.
Francesco si è dimesso, come ha chiarito proprio in direzione, perché alle elezioni regionali ha raccolto un consenso al di sotto delle sue aspettative. Nella stessa occasione ha chiesto alla classe dirigente del partito di non sottrarsi al compito di formulare un giudizio politico sui suoi cinque anni al vertice del coordinamento territoriale, ricordandoci con orgoglio che in questo periodo è cresciuta una nuova leva di amministratori e che molte elezioni sono state vinte. Credo che dovremmo raccogliere l’invito a fare un bilancio sereno del funzionamento del partito in questi cinque anni, cercando di capire le cose che hanno funzionato e quelle che invece non l’hanno fatto.

Veniamo da cinque anni di cosiddetta gestione unitaria, che più modestamente significa che tutte le mozioni congressuali avevano una propria rappresentanza nella segreteria provinciale. Perciò tutti, seppure con gradi diversi, siamo corresponsabili dei successi e degli insuccessi del partito. Bandiamo dal nostro confronto le accuse reciproche, i regolamenti di conti e le rivendicazioni. Se vogliamo aprire una stagione nuova e più feconda, non possiamo prescindere da un confronto collettivo e costruttivo.
Il rischio, non remoto sopratutto se non si percorrerà l’opzione congressuale, è che tutta questa faticosa operazione sia saltata come un’incombenza inutile. Se la preoccupazione di ogni componente sarà solo quella di garantirsi un assetto tollerabile dal punto di vista dell’equilibrio numerico potrebbe nascere una segreteria balneare, poco coesa e senza un mandato preciso oltre quello di cristallizzare i nuovi equilibri e aspettare il prossimo congresso. Sarebbe però una scelta in contrasto con l’esigenza, da più parti dichiarata e drammaticamente necessaria, di tornare ad avere un partito vivo, autorevole e partecipato.

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