Il sasso nello stagno

Io l’ho gettato. Vediamo se cade nel silenzio.

Mentre “impazza il totosindaco”, come dicono i giornali locali, c’è qualcosa che invece langue: è il dibattito sul futuro di questo comune. Le ambizioni personali sono tutte legittime, ma per chi ritiene di avere delle buone idee è arrivato il momento di farsi avanti e proporle.

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo a Cascina tra venti anni, che cosa ci immaginiamo? Solo facendosi questa domanda potremo elaborare un progetto credibile sul quale chiedere la fiducia dei nostri concittadini, potremo indicare delle priorità e disegnare un programma che non sia solo un elenco di cose da fare. Proviamoci, e non abbiamo paura di farlo in pubblico, all’aria aperta, fuori dalle nostre solite stanze: seguiamo la filosofia dell’opensource, condividiamo le idee, spieghiamo le visioni e le speranze, mettiamole a confronto.

Negli ultimi dieci anni Cascina si è espansa: sono aumentate le zone edificate e gli abitanti, ma questa crescita non è stata soltanto quantitativa. Oggi i nostri territori sono abitati da nuove famiglie, le scuole si sono riempite di ragazzi, sono arrivati molti cittadini stranieri che spesso hanno deciso di fermarsi qui dando vita ad una società che aspira ad essere interculturale. L’esperienza amministrativa che si sta concludendo è stata guidata dall’obiettivo della crescita dei residenti e del loro riequilibrio demografico, e la missione è stata portata a termine con successo. Non possiamo però considerare questo come un traguardo, ma come un nuovo punto di partenza che presenta sia opportunità sia rischi. Spetta a chi vuole candidarsi alla guida del comune indicare come cogliere le prime ed evitare i secondi. Le questioni implicate sono molte, ma credo che il dibattito non potrà che partire da un nodo ineludibile.

Tra essere una bella zona residenziale e diventare una periferia un po’ anonima il passo è breve, e forse questo è il rischio più grande a cui stiamo andando incontro. Le nostre frazioni, una volta cresciute con l’innesto di nuovi abitanti, rischiano di perdere il calore della loro dimensione paesana e devono trovare una nuova vocazione. Una città di oltre quarantamila abitanti deve interrogarsi in modo nuovo sullo mobilità, sulla sua sostenibilità ambientale, sull’indirizzo da dare alle politiche sociali e culturali. E lo deve fare con la concretezza dei piedi per terra ma con la lungimiranza di chi ha lo sguardo su un orizzonte lontano.

Il Partito Democratico ha avviato un percorso di riflessione fatto di assemblee, di luoghi aperti come i forum on-line, e farà di tutto per coinvolgere i propri elettori in un dialogo serrato: ma in democrazia la responsabilità di fare prima mossa è sempre di chi aspira a governare. La palla è nel nostro campo insomma, e se non la colpiamo in fretta qualcuno ci toglierà la racchetta di mano.

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