Il pre congresso di chi vuol perdere

Troppo facile. Sostenere il governo, capitalizzarne l’enorme consenso, vincere le elezioni.

Sarebbe anche naturale, visto che siamo la forza politica che più ha investito su Monti, rinunciando alla possibilità di andare al voto in un momento favorevole.

E invece le liti interne degli ultimi giorni, portate avanti con asprezza inusitata, minano la nostra credibilità di forza di governo. Se esiste un modo per rimettere in piedi un centrodestra screditato, citofonare PD. Quello che colpisce di questo dibattito precongressuale, svolto tutto sui giornali, non è tanto la distanza tra le tesi (la solita). Sono i modi, i tempi, e i toni.
Un ex segretario che annuncia una linea alternativa (vuol fare il segretario ombra?), un membro della segreteria che vorrebbe partecipare a una manifestazione contro il governo (nostalgia dell’opposizione?). Sembrano proprio due professionisti della sconfitta, uno già sperimentato e una giovane promessa. A volte mi viene il sospetto che giochino a dividere il partito, forse perché non si sopportano più. In effetti, se c’è un’attenuante per farsi i gavettoni a mezzo stampa, è che la sede giusta per discutere la linea politica non viene convocata da mesi; che il segretario rimandi perché ha paura di dover prendere atto che ognuno vuole andare per la sua strada?

Eppure non sarebbe così difficile. Lo scopo di questo governo, che è sostenuto da una grande coalizione (volerlo o non volerlo…), è salvare l’Italia dal default facendo quello su cui (quasi)tutti sono d’accordo, ma che il fallimento della seconda repubblica ha reso impossibile attuare. Dare equità al sistema pensionistico, liberalizzare le professioni, superare il dualismo del mercato del lavoro, attaccare l’evasione fiscale e semplificare il sistema istituzionale. Lo sta facendo piuttosto bene, aiutiamolo a farlo meglio. E promettiamo che quando andremo noi al governo faremo di più, quello che un governo di larga coalizione non può fare.

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