Gli equivoci prendono il volo

Nella vicenda della fusione di SAT e ADF, che sta agitando il quadro politico cittadino, mi pare ci siano un paio di equivoci che viziano il dibattito.

Siamo arrivati a questo punto dopo una serie di errori di Enrico Rossi che ha venduto le quote di SAT senza aver prima raggiunto una visione condivisa con il Comune e la Provincia di Pisa, rompendo l’unità dei soci pubblici. Quell’accordo era probabilmente possibile, perché gli enti locali pisani non erano saliti sulle barricate per evitare qualsiasi vendita, ma chiedevano garanzie sui piani di sviluppo dei due aeroporti. Giova ricordarlo, ma si tratta di una fase ormai passata: Corporation America ha ormai il controllo di SAT oltre che di ADF, ed è con questo stato di fatto che chi ha responsabilità di governo deve confrontarsi.

A questo punto, primo equivoco, mi chiedo cosa altro avrebbe potuto fare il Comune di Pisa se non acconsentire alla fusione. L’alternativa sarebbe stata infatti andare alla rottura con il socio privato, che avrebbe potuto comunque procedere da solo.

Il secondo equivoco però mi pare stia nelle considerazioni che spingono a chiedere che il governo mantenga la promessa di investire soldi pubblici nell’allungamento della pista di Firenze. A differenza dei miei segretari non credo che la priorità di un ente pubblico sia il mantenimento del valore delle partecipazioni, ma piuttosto evitare che si spendano soldi pubblici per un’opera che non riteniamo utile, o addirittura dannosa. Sopratutto a fronte di ben altre priorità del sistema di trasporto toscano, come ad esempio il potenziamento delle linee ferroviarie. Se ritenevamo inutili quegli investimenti quando SAT e ADF avevano diversi assetti proprietari, non capisco perché siano utili ora.

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Oggi l’interesse pubblico prioritario è il mantenimento del valore delle partecipazioni e il mantenimento di un ruolo attivo nella nuova società pur se in minoranza. Valutare e comportarsi da soci non contraddice le ragioni che hanno avuto la difesa di un diverso progetto d’integrazione e l’opposizione alla vendita delle azioni.

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