Fare carta straccia del mandato elettorale

A me piacciono i parlamenti. Dico proprio i palazzi, eh. Quando vado in vacanza in qualche capitale, del presente o del passato, cerco sempre di fare una visita per vedere come sono fatti, fuori ma soprattutto dentro. L’esterno rivela quale sia l’immagine che il potere vuole trasmettere al popolo (solennità, forza,  sobrietà, trasparenza). La disposizione dei banchi nell’aula è indicativa del rapporto tra esecutivo e legislativo e tra maggioranza e opposizione. In Italia i parlamentari sono seduti nell’emiciclo, dove si passa agevolmente da una parte all’altra. In Gran Bretagna maggioranza e opposizione si siedono di fronte, in banchi opposti. Si guardano negli occhi, nessun dubbio su chi stia di qua e di là, ruoli ben definiti.
 I banchi del consiglio provinciale assomigliano più a quelli della House of Commons che a quelli di Montecitorio, e per una buona ragione. La forma di governo degli enti locali italiani è neo-parlamentare: il presidente è eletto direttamente, e le forze politiche che compongono il consiglio hanno un mandato che non ammette ambiguità. Ci sono i consiglieri di maggioranza, che devono sostenere il presidente e assicurare che tenga fede alle sue promesse nel migliore dei modi. Ci sono quelli dell’opposizione che controllano l’operato dell’amministrazione e si pongono come alternativa.

Nella seduta di Givoedì i due consiglieri eletti per l’Italia dei Valori hanno votato contro il bilancio consuntivo (ovvero il resoconto di cosa ha fatto la Provincia in un anno) e sono passati all’opposizione. Dopo aver costruito il programma con la coalizione di centrosinistra e aver condiviso tutte le decisioni dell’amministrazione. Purtroppo l’operato dell’amministrazione non c’entra nulla, la sfiducia al presidente è motivata da litigi interni all’IDV (di cui potere leggere qui). A suo tempo avevo dato la mia solidarietà a Michele Curci e Lucia Landucci, e espresso chiaramente la mia condivisione per la loro battaglia contro i doppi incarichi. Ma ora non è questo che conta.

La cosa importante è che loro stanno mettendo a rischio l’azione dell’amministrazione (senza di loro la maggioranza è ridotta un po’ come il governo Prodi II al Senato) perché hanno subito un torto dal loro partito. E per vendicarsi se la prendono con i cittadini. Nel merito poi, condivido la chiosa dell’articolo di Pisanotizie: “Iniziativa Democratica (il nome del nuovo gruppo, ndr) ha appena cominciato a camminare e già scivola in pesanti cadute; afferma di voler mettere al centro la politica ma si invortica in una vicenda tutta politicista. E i contenuti? Per quelli c’è tempo.

P.S. Antonio Cassone mi accusa di “fare il puro” insieme agli altri consiglieri del PD che si scandalizzano di questo ribaltone. Saremmo rei di non aver preso le sue difese contro una condotta antidemocratica dell’IDV regionale. Ora, tutti sappiamo che l’IDV è il partito più leaderistico e personalistico della storia politica italiana. Ma qualsiasi cosa sia successa nell’IDV, le questioni interne dei partiti non riguardano i cittadini. Si può uscire da un partito, entrare in un’altro, anche costituirne uno nuovo. Ma c’è un confine sacro, da non valicare mai: il patto che si è stipulato con i cittadini. Se se ne fa carta straccia, si dimostra di essere politicanti.

 

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