Don’t call me rottamatore

Non mi sento rottamatore di nessuno.
La parola evoca una violenza che non sento mia, ed anche un certo essere sprezzante che non mi appartiene. Credo invece che il PD non abbia saputo rappresentare gli interessi degli esclusi dal welfare e dal mercato del lavoro, che sono soprattutto giovani e che infatti non ci votano manco per errore. E credo che al di là dei loro meriti individuali e collettivi, spesso grandi, la generazione politica del “primo ulivo” non possa raccogliere più consenso di quello che ha raccolto fino ad oggi.
Di tutto questo ho parlato con Mario Lancisi, che mi ha fatto alcune domande per il Tirreno.

Largo ai giovani rottamatori – il Tirreno dal 1997.it » Ricerca

Sognando Prodi. Federico Russo, 30 anni, pisano, fa il consigliere consigliere provinciale del Pd e il ricercatore precario di scienze politiche all’università di Siena (1.200 euro lo stipendio mensile). Prima tessera il Pd: «Mi ha entusiasmato la fase costituente. I partiti che c’erano prima, dai Ds alla Margherita, mi sembravano un po’ espressione di divisioni anacronistiche risalenti a prima del muro di Berlino. Il Pd era invece un soggetto nuovo». In politica il riferimento di Russo, cattolico, è stato Prodi, ma oggi in giro non vede leader della stessa statura: «Bersani? Governerebbe bene, ma non so se vincerebbe. Civati? Beh, lui sarebbe la scelta del cuore. Renzi? Mi suscita sentimenti contrastanti: d’accordo con le sue posizioni, un po’ meno con i modi». La proposta del Nuovo Ulivo? «Non ho sbadigliato, ma la lettera di Bersani a Repubblica ho fatto fatica a leggerla. E di sicuro i miei 50 amici più vicini non l’hanno neppure sfogliata». Rottamazione dell’attuale classe dirigente? «Nessuno va a casa solo perché glielo chiedi. Noi giovani dobbiamo dimostrare di essere capaci più di loro. Questa è la sfida».

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