Di posti blocco, colpi di pistola e ragazzini

Un mio compagno di classe, al liceo, era un simpatico scapestrato.

Mi ricordo che una volta venne a scuola e mi raccontò una storia che oggi mi è tornata in mente.

Mi raccontò che il giorno prima era in giro con la sua moto, blandamente truccata. Ad un certo punto si trovò di fronte a una paletta alzata. Cazzo, i carabinieri. Una multa che poi c’è da sentirlo babbo. E allora, in una frazione di secondo, pensò a un’alternativa. Invece di fermarsi si buttò in un sentiero sterrato, verso il boscone, sperando di far perdere le sue tracce e farla franca.

La moto andava veloce sotto sentieri che conosceva a menadito, ma anche i carabinieri dovevano essere del posto perché, non si sa come, se ne trovò uno in moto a sbarrargli la strada. Era finita. Multa da togliere il fiato, sequestro del mezzo e forse, non ricordo bene, uno sganassone dal babbo. E un avvvertimento di quelli che si ricordano: “bimbo, quando vedi questa paletta, fermati”.

Oggi questo mio amico l’ho un po’ perso di vista, come spesso capita nella vita. Qualche cosa la so però: ha il doppio degli anni di allora, una moglie e un bambino. Lui.

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