Cosa resterà del ventennio berlusconiano?

Per un mero dato anagrafico appartengo alla generazione dei post-berlusconiani, quelli che leggeranno un primo sommario bilancio dei primi due decenni della seconda repubblica sui libri di storia dei figli. Mi chiedo spesso che cosa diranno quelle due paginette dell’ultimo capitolo, quelle che il professore di storia mette nel programma ma che non si riescono mai a spiegare in classe perché Maggio scorre via in un soffio e bisogna organizzarsi per gli esami.
Intanto credo che si chiamerà ventennio berlusconiano. Lo dicono i numeri. Berlusconi è comparso sulla scena politica nel 1994, e nel 2013, se tutto va come sembra, avrà governato il paese per 11 anni su 20, ricoprendo il ruolo di premier per due legislature intere. Il suo avversario storico, Romano Prodi, ha governato per neanche 4 anni. Il centro-sinistra per una legislatura intera ed una cortissima, indebolito da una continua conflittualità interna.
È difficile valutare il presente con un certo distacco, ma possiamo cercare di fare un bilancio “preventivo” di questa stagione guardando alle grandi sfide che la politica avrebbe dovuto affrontare fin dagli anni ’90: il consolidamento di una democrazia dell’alternanza, lo sviluppo del meridione, il superamento della partitocrazia e la sburocratizzazione della pubblica amministrazione, la riforma di parlamento e governo, l’attuazione del regionalismo/federalismo, la creazione di un mercato del lavoro efficiente e di ammortizzatori sociali moderni, la riforma di giustizia lenta ed in perenne conflitto con la politica.

Sono questi i temi a cui guarderà lo storico nel fare un bilancio, e sono quelli a cui dovremmo guardare anche noi. Mi pare che l’unico elemento positivo di questa fase sia il lento consolidamento della democrazia dell’alternanza, minato dalla scarsa coesione della sinistra e dalla personalizzazione estrema che c’è a destra (cosa succederà al PDL con il tramonto di Berlusconi?). Per il resto si ha l’inquietante sensazione che in questi venti anni, mentre nel resto del mondo si provava a fare qualcosa, l’Italia sia rimasta a guardarsi l’ombelico. Il sud è rimasto al palo, la politica soffoca ancora la RAI e le ASL, nessuna riforma istituzionale ha reso più efficiente l’azione di parlamento e governo, la riforma della pubblica amministrazione si è fermata a Bassanini, abbiamo ancora un federalismo confuso e costruito in modo conflittuale, il mercato del lavoro è duale (garantiti/non garantiti) con giovani, disoccupati di mezza età, donne ed immigrati che pagano un prezzo altissimo. Taciamo sulla giustizia (qualcuno è riuscito ad abbreviare il tempo dei processi?) e sugli ammortizzatori sociali, per carità di patria. Taciamo, per clemenza verso le mie coronarie, anche sui problemi enormi dell’informazione e dell’evasione fiscale.
Se tutto va bene, credo che quel libro di testo che uscirà tra vent’anni parlerà di un ventennio sprecato. Sprecato a parlare di veline, a fare leggi ad personam, a sognare la grande riforma che non arriva mai, a inventare emergenze per non distogliere l’attenzione dalle cose serie.
Accetto scommesse, pagabili nel 2030.

2 pensieri su “Cosa resterà del ventennio berlusconiano?”

  1. Caro Federico, io temo che purtroppo non è solo il non-fatto a destare preoccupazione, ma anche il fatto. Quello di cui ho più paura non è di aver perso vent’anni ma che l’Italia che Berlusconi ci lascerà in eredità non sarà la stessa di vent’anni prima, ma la SUA italia. Quella che lui ha plasmato con 30 anni di televisione e di governo, con i suoi (dis)valori, o meglio faremo a dire i suoi egoismi. L’italia dello spettacolo e del grande fratello. Dal punto di vista culturale e democratico gli italiani sono ben più indietro di 20 anni fa. Ora ritengono “accettabile” se non addirittura normale il conflitto di interessi, il continuo dire e smentire dei politici, lo scarso rispetto per le istituzioni e la mancanza di senso della legalità e del bene comune. Si sono abituati ad accettare tutto nella più completa apatia. Si sono abituati ad accettare ogni rigurgito razzista ed egoista (vedi Lega). Siamo tornati indietro a prima del 68 su molte questioni dei diritti civili (vedi diritti omosessuali).
    Purtroppo il Cile del dopo Pinochet non era quello entusiasta che aveva portato al goverdo Allende…

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