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Le crisi e la politica

5 luglio 2011 Nessun commento

Ieri abbiamo fatto un consiglio provinciale aperto alla sede dei Cantieri di Pisa, di fronte ai 60 lavoratori che sono in attesa di conoscere il loro destino.

Sono tante le vertenze in corso nella nostra Provincia, tanti i fallimenti. Tutto un tessuto industriale che soffre. Ogni caso è diverso, certo, ma in ognuno gli enti locali provano a fare qualcosa. Accorgendosi di poter dare una mano, ma anche di non avere strumenti di intervento decisivi.

Ieri alcuni colleghi, sinceramente colpiti dal dramma di molti lavoratori, dicevano che c’è troppa discrasia tra il potere economico e quello politico. Li capisco, il contrasto è stridente. Se si guardano le singole crisi hanno ragione: la politica può cercare di interloquire con gli imprenditori, con le banche, con i creditori, ma non può certo rilevare un’impresa o obbligare qualcuno ad investirci.

Eppure, guardando qui cantieri semi abbandonati, che rischiano di diventare archeologia industriale anzitempo, pensavo che la politica  può e deve fare molto. Può creare le condizioni per rendere il paese attraente agli investitori. Può realizzare infrastrutture moderne, riformare il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali, rendere più spedita la giustizia e più efficiente l’amministrazione. Non è poco, è la battaglia dell’innovazione; un paese che non sa innovare declina, e si trova costretto a gestire le emergenze.

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Che dite, vogliamo dargli torto?

28 giugno 2011 Nessun commento

Sarebbe l’ora che per preparare l’alternativa cominciassimo a pensare a come mettere in pratica la spending review.
Pre-requisito però, e che si vincano le elezioni e che si stia al governo per 5 anni, magari con lo stesso primo ministro.

L’inevitabile rag. Tremonti – LASTAMPA.it

La sinistra spesso invoca con rimpianto la spending review, ossia il lavoro di revisione della spesa pubblica iniziato dal compianto ministro Padoa-Schioppa con la Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica (Ctfp, o Commissione Muraro), ma troppo spesso si dimentica che persino quel meritorio lavoro era appena agli inizi, e non aveva ancora prodotto le centinaia di dossier operativi, di manuali di «istruzioni per l’uso», che sarebbero stati necessari se davvero si fosse voluto varare una politica di tagli selettivi.

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Riposi in pace

20 giugno 2011 Nessun commento

Chiunque sia stato a Londra qualche giorno, dal 2001 a ieri, ha conosciuto la sua tenda.
Le sue certezze a interrogare le nostre incertezze.
Non so chi sia stato per voi Brian Haw: per me e per la mia coscienza è stato un pungolo, una cosa scomoda: a suo modo, un profeta.

Addio al pacifista di Westminster | Presseurop (italiano)

“Pace, alla fine”, titola l’Independent dopo la morte del pacifista Brian Haw, le cui manifestazioni contro la guerra sui marciapiede di Parliament square sono diventati un punto di riferimento della città di Londra. Haw, morto all’età di 62 anni per un cancro al polmone, “si è accampato per la prima volta a Parliament square tre mesi prima dell’11 settembre, per chiedere la fine delle sanzioni che impedivano la consegna di materiale medico all’Iraq”, ricorda il quotidiano di Londra. Il pacifista cristiano evangelico è però diventato famoso in tutta la nazione dopo l’invasione dell’Iraq da parte delle forze britanniche e statunitensi, nel 2003: “Vista dalle autorità come un affronto e un pugno in un occhio, la sua tenda è diventata rapidamente il bersaglio dei ministri, del Westminster Council e della Greater London Authority, ed è sopravvissuta a ripetuti tentativi di rimozione. La determinazione di Haw lo ha reso un eroe agli occhi di molti. Nel 2007 è stato votato ai Channel 4 Political Awards come figura politica più illuminante dell’anno”.

Brian Haw: Veteran peace campaigner who occupied Parliament Square for a decade in protest at war – Obituaries, News – The Independent

Brian Haw thrust himself into the public eye as an anti-war protester in 2001, living in a tent outside the Palace of Westminster for almost a decade in a vigil that was brought to an end only by his illness and death.

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Se ne conoscete…

19 giugno 2011 Nessun commento

Chiedetelo ai precari | Ivan Scalfarotto

Ho lavorato per molti anni come Direttore delle Risorse Umane (si, il capo del personale) in Gran Bretagna, occupandomi di lavoro su una cinquantina paesi di Europa, Medio Oriente e Africa e posso dire con serena coscienza che l’Italia, con la sua reputazione di paese ipergarantista per i lavoratori, è l’unico paese in cui io abbia visto il precariato elevato a sistema. Altrove si può licenziare un lavoratore pagando un indennizzo e sapendo che il sistema di welfare si prenderà – in modo più o meno intenso a seconda delle latitudini – cura di chi esce dal mercato del lavoro. Ma fintanto che il rapporto di lavoro continua, non esiste lavoratore che non abbia le ferie pagate e la malattia, i contributi sociali, la formazione. Cose che diamo per scontate per tutti dall’invenzione della spoletta a vapore.

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Il mio settore disciplinare gode di cattiva stampa

4 giugno 2011 Nessun commento

Non capisco come mai tutti ce l’abbiano con gli scienziati della politica, onesti studioso di un piccolo ma dignitoso settore disciplinare. Siamo così brutti? Imputano a tutta la disciplina le colpe (?) di Arturo Parisi e Salvatore Vassallo? Non gli piace Sartori? Dahl gli fa venire l’orticaria? O è tutta colpa di Pasquino?

D’Alema e l’allegra mescolanza di Casini e Vendola | Il Post

Come trovo interessante che la maggior parte dei candidati del Terzo Polo abbiano votato Pisapia a Milano. Mentre i politologi dicono che non si possono mescolare Vendola e Casini, gli elettori dimostrano che li vogliono mescolare allegramente»

Vendola: Vento di pulizia e ribellione

endola poi si toglie qualche sassolino dalla scarpa sugli attacchi elettorali che hanno riguardato i candidati del Sel: «Oltre a Berlusconi ha perso una certa politologia che diceva che per vincere non bisogna allearsi con la sinistra estrema. Invece con la sinistra che sta a sinistra del Pd si vince e si vince anche bene».

Prossima Napoli. Prossima Italia. | La voce di dentro

Ora che abbiamo partecipato al cambiamento, sostenuto l’elezione a sindaco di Luigi de Magistris e festeggiato euforici la straordinaria vittoria, ci spetta il compito di raccontare senza infingimenti quello che è successo a Napoli e nel Paese, perché è troppo grande la paura che i soliti scienziati della politica siano già pronti ad offrire ricette perdenti.

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