Sull’importanza di tenere a freno la lingua

Era una bellissima giornata, di quelle dove il sole riscalda la pelle e allo stesso tempo una brezza leggera spazza via l’afa. Era l’estate del 2009 e noi del comitato per Ignazio Marino ci ritrovammo a Cascina, in piazza dei Caduti, per pensare al congresso del PD. Il circolo del partito è una stanzina che si affaccia sulla piazza, ma per via della bella giornata ci piazzammo fuori. Verso la fine della nostra breve riunione vedemmo passare una nostra compagna di partito, stimatissima da tutti. Non mi ricordo se passava da lì per caso, cosa del tutto plausibile visto che la piazza è proprio nel centro storico di Cascina, o se invece stesse andando a fare qualcosa al circolo.

Ci salutammo da lontano, poi lei si avvicinò, credo contenta di vedere che dei ragazzi si trovassero un tardo pomeriggio per parlare di politica. In realtà nutrivo più di una speranza che lei, sempre così attenta all’esigenza di rinnovare il partito, volesse unirsi a noi; e fu così che le chiesi se stesse pensando di entrare nel nostro comitato. “Stimo Ignazio per le sue battaglie, ma come segretario ci vuole qualcuno con ben altra esperienza. Sosterrò Bersani”. Per me fu una doccia fredda. Nella mia testa solo un mero afflato identitario poteva spiegare che una persona così intelligente facesse una scelta così inadeguata. E così mi lanciai in una battuta infelice, di cui ancora un po’ mi vergogno: “e così anche tu senti il richiamo della foresta?”.

Qualche tempo dopo, a congresso concluso, avemmo modo di riparlare. Mi raccontò che da molti anni non aveva più un bel rapporto con un ramo della sua famiglia. Erano tutti del PCI ma dopo la svolta della bolognina, mentre lei e il marito rimasero con Occhetto nel PDS, gli altri seguirono Bertinotti e Cossutta in Rifondazione. Tutto questo era successo nel 1991, ossia 18 anni prima. “E mi vuoi dire che per questo siete ancora in cattivi rapporti? Per una scelta politica presa quasi venti anni fa?”.  Mi rispose che la politica a quel tempo era una cosa seria, che divideva anche le famiglie. Pensai subito che dovevano essere pazzi, ma almeno quella volta mi morsi la lingua.

Primarie e corruzione. Qualche riflessione.

Dopo lo scandalo di Roma, che ha rivelato come anche il PD sia permeato dalla corruzione, alcuni amici si sono messi a discutere su Facebook  del ruolo che possono avere le primarie nel favorire gli scambi occulti. Subito si sono formate due correnti. Da una parte quella per cui le primarie richiedono tanti soldi e tanti voti, e quindi incentivano la corruzione. Dall’altra quella di chi sostiene che non c’è nessun nesso, e che piuttosto che gli scambi corrotti durante le primarie siano solo una conseguenza del marciume che esiste in tutto il paese.

Chiunque abia un po’ di familiarità con le scienze sociali sa che “provare” un legame di causa-effetto tra due fenomeni è impresa molto ardua, perché non si possono fare veri e propri esperimenti. Una volta che però si disponga di una teoria credibile che colleghi due fenomeni,  ci sono vari metodi per provare a girare intorno a questo ostacolo.

A metà dell’ottocento John Stuart Mill indicò tre metodi per ipotizzare una connessione causale tra due fenomeni. Il metodo della concordanza, il metodo delle differenze e il metodo della variazione concomitante. Applicandoli al nostro problema, suonano così:

  1. Se partiti diversissimi tra loro hanno in comune solo il fatto di fare le primarie e di avere un alto livello di corruzione, allora possiamo pensare che le primarie siano causa della corruzione (metodo della concordanza)
  2. Se consideriamo partiti molto simili tra loro e dimostriamo che sono corrotti soltanto quelli che fanno le primarie, siamo autorizzati a pensare che le primarie siano la causa della corruzione (metodo dellle differenze)
  3. Se l’adozione delle primarie e la diffusione della corruzione si verificano molto spesso insieme, allora o sono legate da un rapporto di causa effetto oppure sono entrambe causate da un terzo fattore comune (metodo della variazioni concomitante)

Purtroppo non basta che una di queste condizioni sia verificata per essere certi che esista un nesso causale. Diciamo che la loro veridicità è una condizione necessaria ma non sufficiente.

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Appunti su Barca

Il documento di Fabrizio Barca sul Partito Democratico non ha suscitato il dibattito che meritava. Forse perché troppo lungo, forse perché chissenefrega delle posizioni, l’importante è prendere quella del comando.

Io me lo sono letto, e ho fatto gli schemini come quando andavo all’università. Semplificazioni brutali per ridurre l’argomento di Barca alle sue linee essenziali: non renderò giustizia alla ricchezza del documento, ma magari qualcuno si incuriosisce e se lo va a leggere.

Il documento è diviso in sette paragrafi più una sintesi iniziale e un addendum finale.

Qui propongo una sintesi dell’argomento principale che si sviluppa nei primi cinque paragrafi; per ognuno di questi paragrafi faccio una sintesi con l’accetta, cito uno dei passaggi originali che mi pare significativo e annoto qualche critica.

Il documento è un importante contributo che può essere utilissimo per il congresso, le miei critiche non riflettono un giudizio globale negativo, ma sono uno spunto per la discussione. Perdonate lo stile, come vi dicevo sono appunti.

 

1. IN SINTESI/SEI PASSI PER IL BUON GOVERNO

I partiti italiani si sono fusi con lo stato, e  questo impedisce il buon governo. È necessario rompere questa fratellanza e tornare a una riedizione moderna del partito di massa, che viva di volontariato e che tragga da questo parte cospicua dei finanziamenti. Il nuovo partito non si deve ridurre a selezionare i candidati per le cariche pubbliche ma deve saper elaborare proposte di policy coinvolgendo  tutti i suoi membri, non soltanto le avanguardie (quella che Barca chiama mobilitazione cognitiva). Questo partito assomiglierà ad una palestra, dove le idee saranno confrontate e discusse in modo deliberativo (ecco cosa è lo sperimentalismo democratico).

Passaggio significativo

“Il partito nuovo sarà rigorosamente separato dallo Stato, sia in termini finanziari, riducendo ancora il finanziamento pubblico e soprattutto cambiandone e rendendone trasparente metodo di raccolta e impiego, sia prevedendo l’assoluta separazione fra funzionari e quadri del partito ed eletti o nominati in organi di governo, sia organizzandosi in modo da attrarre il contributo di lavoro (volontario o remunerato) di persone di buona volontà per periodi limitati di tempo, sia stabilendo regole severe per scongiurare ogni influenza del partito sulle nomine di qualsivoglia pubblico ente.”

Criticità

Dalla sintesi il problema principale sembra una questione di realizzabilità. Perché è andato in crisi il partito di massa? Come si intende attrarre una partecipazione numerosa e allo stesso tempo “creativa”? Continua a leggere Appunti su Barca

Le primarie a targhe alterne

Che bello sapere che per Tognocchi le primarie a Pisa sono fondamentali per “aprirsi, di nuovo e con fiduca, a tutta la città”. Perché un paio di anni fa, parlando delle primarie per il candidato sindaco, disse che non servivano: o meglio, che erano rese superflue dai successi di Filippeschi e in particolare dal successo di IKEA.
Le primarie a targhe alterne non mi entusiasmano, sanno di quella politica furbetta che ai cittadini non piace più.
Poi intendiamoci: se qualcuno le chiede perché crede che altrimenti non si riesca a fare una lista competitiva ne prendo atto, e per quel che conto (nulla) non mancherà il mio appoggio.

Assemblea Provinciale del Pd, siglata la “Pace di Navacchio” tra maggioranza e lettiani

A suggellare e chiudere lo scontro, anche rispetto al percorso interno al partito in vista delle prossime elezioni amministrative, è stato Paolo Tognocchi, leader a livello regionale dei lettiani, che di fatto ha annunciato come la sua componente non chiederà più le primarie per la scelta del candidato a sindaco di Pisa, così come invece affermato nel fatidico documento dei 14, dichiarando nel corso del suo intervento: “Le primarie a Pisa si sono già fatte e le primarie si chiamano Ikea, Saint-Gobain

[ Toscana ] Il consigliere regionale Tognocchi (PD): “Non si possono abolire le primarie a Pisa” – gonews.it

 Tognocchi: “Sì alle primarie anche per i consiglieri comunali PD”

“La linea di cassare le primarie per i prossimi consiglieri comunali rischia di non aiutare né la salute del Pd, né il sindaco Filippeschi ad allargare il consenso in vista di un secondo mandato alla guida della città”, così Paolo Tognocchi, consigliere regionale e membro della direzione nazionale del PD a proposito delle prossime elezioni comunali a Pisa e della scelta dei futuri candidati.

Poi non ne parlo piú

Non sarà sfuggito ai più che da quando l’assemblea comunale del partito democratico di Pisa ha scelto di non ricorrere alle primarie per il sindaco ho deciso di adottare un profilo molto basso. L’avevamo detto dall’inizio: abbiamo delle perplessità su alcuni temi,  chiediamo le primarie ma saremo leali rispettando le scelte del partito. Nessuno di noi ha cambiato idea, né sui temi né sulla lealtà.
Oggi però leggo giudizi un po’ troppo sprezzanti verso l’idea che le primarie potessero far bene al partito e alla coalizione, e faccio sommessamente notare che non è proprio il momento giusto per fare dell’ironia. Bersani ha accettato una competizione a cui non era tenuto, ha cementatato l’alleanza che il nostro popolo di chiede, e ha guadagnato un consenso che prima non aveva.
Se l’avessimo fatto anche noi oggi saremmo più tranquilli.
Ma questo non è certo il momento di togliersi tanti sassolini che ci sono finiti nelle scarpe. Lavoriamo per il futuro senza che il passato ci sia troppo d’intralcio.