Perché non si dica…
…che son fazioso.
Oggi segnalo il titolo di Libero.


…che son fazioso.
Oggi segnalo il titolo di Libero.


Come i presbiti, da lontano vedo meglio.
Questo viaggio a Capo Verde, con la mitica redazione del Dossier Immigrazione, mi sta facendo scoprire tante cose. Ci fa da guida Maria de Lourdes, grintosa giornalista capoverdiana di origine e italiana di adozione, che ha lavorato 37 anni in Italia, anche in Rai. Negli anni ’70 era una ragazzina, ed arrivò in un paese accogliente. Da colf che era è diventata il mito di tutti quelli che si occupano di immigrazione, firmando alcuni tra i migliori programmi dedicati al tema. Ora ha deciso di tornare a casa, perché negli ultimi anni l’Italia è diventata un paese triste, arrabbiato. Qualche tempo fa a Roma, fuori da un supermercato, ha visto una mendicante aggredire un africano colpevole di aver la pelle nera: “tornatevene a casa!”. Ci è rimasta male: “Anni fa il senso comune avrebbe espresso solidarietà all’immigrato, oggi alla mendicante”. Ieri i razzisti pensavano cose terribili senza poterle dire. “Oggi sono gli immigrati a dover giocare in difesa dalla mattina quando escono di casa fino a sera”. E in questa differenza tra ieri e oggi si specchia un paese vecchio, impaurito e triste.
Io capisco benissimo perché a molti piace l’idea di riabilitare Craxi. Ma riabilitando lui non si riabilitano tanto le sue idee più moderne, quanto l’aspetto deteriore della sua figura: corruzione elevata a sistema, arricchimenti privati, debito pubblico fuori controllo.
Io aspetto solo che gli dedichino una piazza. Poi ci andiamo a organizzare una tavola rotonda sulla lotta alla corruzione.
Chi viene?
A chi è che è venuto in mente di riabilitare Craxi? – Corriere della Sera
Perché tanti insistono, invece, per la riabilitazione, in occasione del decennale? Perché, riabilitando lui, si riabilita un’intera generazione politica: che è tornata ad avere successo, grazie a Berlusconi e a ForzaItalia/PDL, ma sente rimorsi di coscienza. Alcuni per aver partecipato all’assalto alla diligenza, negli anni Ottanta; altri per non averlo impedito.

Nel senso di metterla in prigione.
Secondo quanto si va discutendo sarebbe possibile che il governo voglia equiparare i blog che trasmettono un evento in streaming debbano registrarsi, come se fossero delle tv.
Per dire, se volessi mandare in streaming Tenetevi liberi, con una legge del genere non potrei farlo.
Repubblica.it – Blog – Scene Digitali
In pratica ci si prepara a porre l’obbligo di registrazione su chiunque voglia fare un livestreaming. Avete capito bene, un registro degli operatori per lo streaming tv. Per dire, se sei un blogger e fai un podcast tv, devi registrarti – siamo autorizzati a pensarlo, no?

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