Il 13 Dicembre ci saranno le primarie del PD per decidere l’ordine di lista dei candidati al consiglio regionale, un’ottima occasione per scegliere i propri rappresentanti in un paese di nominati. Io ho deciso di appoggiare Olivia Picchi perché rappresenta una ventata di aria fresca: è una donna, è giovane, vive del suo lavoro di commercialista e fa politica per passione.
Credo che molte delle difficoltà del nostro partito a comunicare con le persone comuni derivino dal fatto che abbiamo troppi dirigenti che non si ricordano più cosa vuol dire vivere e lavorare nel mondo là fuori, magari perché non l’hanno mai fatto. Il nostro gruppo parlamentare è quello dove sono più numerosi i dirigenti di partito. Ieri questo era un vantaggio, oggi rappresenta un limite. Pur stimando personalmente gli altri candidati, credo che Olivia possa portare qualcosa di più in consiglio regionale: la sensibilità e le competenze di chi vive a stretto contatto con le aziende e i lavoratori del nostro territorio e ne conosce i problemi.
Tra l’altro, ha già un ottima esperienza amministrativa: è stata responsabile delle donne dei DS di Pisa, vicesindaco di Lari, capogruppo del PD in consiglio comunale. Ho avuto occasione di apprezzarne la preparazione avendola come collega in consiglio Provinciale, e ne sono rimasto ammirato.
Se vuoi conoscerla e sapere qualcosa di più di lei contattala su facebook o all’email olivia.picchi@gmail.com

Durante il consiglio del 19 Novembre si è parlato molto di crocifissi. Quasi ogni gruppo aveva proposto un documento da votare: PDL, Lega e UDC, ognuno con toni diversi, contestavano la sentenza della corte di Strasburgo e sostenevano che il crocifisso non deve essere rimosso dagli edifici pubblici e dalle aule scolastiche perché il simbolo della nostra civiltà. Secondo il capogruppo della Lega togliere il crocifisso è il primo atto di una guerra per distruggere le nostre tradizioni.
La maggioranza ha risposto proponendo e votando un proprio documento, che sostiene due punti:
- il governo che si erge a difensore della cristianità fa politiche contrarie ai principi di umanità ed accoglienza
- non possiamo strumentalizzare il crociffisso
Personalmente condivido entrambi i punti, ma non sono soddisfatto di come abbiamo affrontato questa questione. Abbiamo espresso un pensiero debole, non compiuto. Sarei voluto intervenire nel dibattito del consiglio, ma non me la sono sentita di provare un ragionamento un poco più complesso nei due o tre minuti che avrei avuto a disposizione. Non mi sentivo neanche pronto a portare alle sue conseguenze un ragionamento di cui non avevamo potuto parlare diffusamente nel gruppo. Stimolato da una lettera al Tirreno scritta da Gianluca Gambini, consigliere del PDL, e ispirato da una più compiuta riflessione di Simone Siliani, ho risposto così:
Il consigliere provinciale Gambini (Pdl), scrivendo a questo giornale, ha sostenuto che il Pd non voglia valorizzare l’identità cristiana perché ha bocciato le mozioni del Pdl, della Lega e dell’Udc che chiedevano di esprimersi a favore dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche ed in altri edifici pubblici. Questa polemica, come quelle nazionali seguite alla sentenza della Corte di Strasburgo, ha messo in chiaro cosa interessa alle forze politiche di centro-destra: utilizzare la religione ed i suoi simboli come mezzo per affermare l’identità italiana. È lo stesso schema seguito dagli atei devoti: desemantizzare, astrarre le parole ed i simboli del cristianesimo e farli diventare bandiere da usare per rimarcare una separazione tra “noi” e gli “altri”. È una tentazione diffusa, come sostenva Stefano Rodotà su Repubblica già nel 2004 prefigurando la “nascita di uno scontro di civiltà all’interno dello stesso Occidente, di fronte ad una tendenza crescente a usare religione e natura come rifugio da un mondo senza cuore, come unica via per fondare certezze e recuperare identità perdute”.
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Domani spero di farmi una bella corsetta.
Il 25 però spero di andare molto più veloce.
Ricerca, stop ai fondi per i giovani Fermi 50 milioni di euro stanziati - Il Messaggero
«Se avessi dovuto contare su questo bando per il mio futuro – commenta ironico – il mio futuro non sarebbe stato in ricerca. L’idea era molto innovativa ma i ritardi sono assurdi e non c’è nessuna informazione ufficiale dal Miur. Intanto noi ci stiamo muovendo per avere altre risorse anche dall’estero».
La propaganda Gelmin-Berlusconiana mi ha colpito con un gancio destro. Non sono al tappetto ma avrei potuto finirci facilmente, se l’università dove lavoro come ricercatore precario non mi avesse rinnovato l’assegno di ricerca per altri due anni. Cosa è successo?
Circa un anno fa la Gelimini se ne esce con un piano straordinario per i giovani ricercatori. Firb, si chiama: “futuro in ricerca” (che, con facili ironie, si trasforma in “ricerca di futuro”, “in futura ricerca di lavoro” e così via). Con questo progetto si dava la speranza a team di giovani precari della ricerca con meno di 32 anni (o strutturati con meno di 38 anni) di competere per l’assegnazioni di pochi ma robusti contributi, in grado di farli portare a termine un progetto di ricerca indipendente. L’idea, copiata da simili progetti europei, era interessante. Il problema dei giovani ricercatori in Italia è la difficoltà di emanciparsi dai propri “capi”, di sviluppare linee di ricerca autonome e di far valere quanto valgono davvero. Finalmente un progetto serio.
Ho lavorato 2 mesi, insieme a due giovani colleghi di Milano e Catania, per inventarmi un progetto di ricerca innovativo. Come me circa 10.000 ricercatori di tutta Italia. Con quel mix di entusiasmo e determinazione che si ha di fronte ad un’opportunità decisiva. Credo che la ricerca di base italiana si sia quasi fermata per uno o due mesi, tanti erano in quei giorni i colleghi di tutta Italia che preparavano questo bando. I requisiti erano duri, la scadenza tassativa. Il 27 Febbraio. Entro il 27 Agosto avremmo dovuto conoscere la decisione presa da un gruppo di docenti di prestigio internazionale.
Ma ecco il solito epilogo all’italiana.
Siamo al 6 Ottobre, non sono nenache state formate le commissioni per valutare i progetti. Il sito del FIRB non è aggiornato da Febbraio. Al numero per le informazioni ti dicono, con la solita arroganza ministeriale, che “non se ne sa nulla, dovete aspettare”. Né loro né la Gelmini perdono un po’ di quella sicumera, di quel ghigno di chi ad ogni piè sospinto dice di essere “per il merito”.
Se il merito contasse qualcosa in questo vergognoso paese dovresti andartene, Gelmini. Perché con questa buffonata non hai soltanto fatto perdere due mesi di lavoro a dei lavoratori qualificati. Hai tolto la speranza che qualcosa possa cominciare a funzionare meglio anche da noi, ci hai tolto la speranza di vivere in un paese che non sia la solita barzelletta triste.

A Pisa sono terminati i congressi di Circolo: Marino ha superato il 10%, e noi siamo contenti e convinti che si potrà fare molto meglio alle primarie aperte.
In questi giorni ho presentato la mozione varie volte, cambiando sempre un po’ lo schema perché non riesco a ripetere sempre le stesse cose. Questo è il canovaccio dell’ultima presentazione che ho fatto, Sabato pomeriggio in un circolo di Grosseto. Per la mozione Bersani c’era Anna Rita Bramerini, per la mozione Franceschini il bravo Alessio Scheggi. Ai marinai locali è piaciuto: a me è piaciuto il loro entusiasmo.
Il dibattito congressuale è la nostra grande occasione per parlare all’Italia, per mostrare che abbiamo una visione nuova e vincente di questo paese. Questo congresso avrà successo se gli Italiani ascoltando i nostri dibattiti percepiranno che Berlusconi e le sue idee appartengono al passato. Fino ad oggi è stato il contrario: è stato Berlusconi a farci apparire irrimediabilmente impolverati, vecchi e un po’ nostalgici del bel tempo che fu, quello in cui capivamo ancora qualcosa di quello che ci succedeva attorno. Purtroppo il tempo non torna indietro e l’unica nostalgia che ci possiamo permettere, come dice Pippo Civati, è quella del futuro.
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