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Archivio per la categoria ‘Federico’

L’Italia vista da lontano

23 febbraio 2010 Federico Nessun commento

Come i presbiti, da lontano vedo meglio.
Questo viaggio a Capo Verde, con la mitica redazione del Dossier Immigrazione, mi sta facendo scoprire tante cose. Ci fa da guida Maria de Lourdes, grintosa giornalista capoverdiana di origine e italiana di adozione, che ha lavorato 37 anni in Italia, anche in Rai. Negli anni ‘70 era una ragazzina, ed arrivò in un paese accogliente. Da colf che era è diventata il mito di tutti quelli che si occupano di immigrazione, firmando alcuni tra i migliori programmi dedicati al tema. Ora ha deciso di tornare a casa, perché negli ultimi anni l’Italia è diventata un paese triste, arrabbiato. Qualche tempo fa a Roma, fuori da un supermercato, ha visto una mendicante aggredire un africano colpevole di aver la pelle nera: “tornatevene a casa!”. Ci è rimasta male: “Anni fa il senso comune avrebbe espresso solidarietà all’immigrato, oggi alla mendicante”. Ieri i razzisti pensavano cose terribili senza poterle dire. “Oggi sono gli immigrati a dover giocare in difesa dalla mattina quando escono di casa fino a sera”. E in questa differenza tra ieri e oggi si specchia un paese vecchio, impaurito e triste.

Ricominciare è più facile che smettere

15 febbraio 2010 Federico Nessun commento

Ho ricominciato a scrivere sul Primo Cerchio

il primo cerchio 2.0 – Home

Abbiamo un problema di corruzione in Italia, si. Non è che ce n’è troppa.
E’ che non siamo disposti a combatterla seriamente.

Tavola rotonda in piazza Craxi

20 gennaio 2010 Federico Nessun commento

Io capisco benissimo perché a molti piace l’idea di riabilitare Craxi. Ma riabilitando lui non si riabilitano tanto le sue idee più moderne, quanto l’aspetto deteriore della sua figura: corruzione elevata a sistema, arricchimenti privati, debito pubblico fuori controllo.
Io aspetto solo che gli dedichino una piazza. Poi ci andiamo a organizzare una tavola rotonda sulla lotta alla corruzione.
Chi viene?

A chi è che è venuto in mente di riabilitare Craxi? – Corriere della Sera

Perché tanti insistono, invece, per la riabilitazione, in occasione del decennale? Perché, riabilitando lui, si riabilita un’intera generazione politica: che è tornata ad avere successo, grazie a Berlusconi e a ForzaItalia/PDL, ma sente rimorsi di coscienza. Alcuni per aver partecipato all’assalto alla diligenza, negli anni Ottanta; altri per non averlo impedito.

Forza Olivia!

2 dicembre 2009 Federico Nessun commento

Il 13 Dicembre ci saranno le primarie del PD per decidere l’ordine di lista dei candidati al consiglio regionale, un’ottima occasione per scegliere i propri rappresentanti in un paese di nominati. Io ho deciso di appoggiare Olivia Picchi perché rappresenta una ventata di aria fresca: è una donna, è giovane, vive del suo lavoro di commercialista e fa politica per passione.
Credo che molte delle difficoltà del nostro partito a comunicare con le persone comuni derivino dal fatto che abbiamo troppi dirigenti che non si ricordano più cosa vuol dire vivere e lavorare nel mondo là fuori, magari perché non l’hanno mai fatto. Il nostro gruppo parlamentare è quello dove sono più numerosi i dirigenti di partito. Ieri questo era un vantaggio, oggi rappresenta un limite. Pur stimando personalmente gli altri candidati, credo che Olivia possa portare qualcosa di più in consiglio regionale: la sensibilità e le competenze di chi vive a stretto contatto con le aziende e i lavoratori del nostro territorio e ne conosce i problemi.
Tra l’altro, ha già un ottima esperienza amministrativa: è stata responsabile delle donne dei DS di Pisa, vicesindaco di Lari, capogruppo del PD in consiglio comunale. Ho avuto occasione di apprezzarne la preparazione avendola come collega in consiglio Provinciale, e ne sono rimasto ammirato.
Se vuoi conoscerla e sapere qualcosa di più di lei contattala su facebook o all’email olivia.picchi@gmail.com

Risposta a Gambini sul Crocifisso

2 dicembre 2009 Federico Nessun commento

Durante il consiglio del 19 Novembre si è parlato molto di crocifissi. Quasi ogni gruppo aveva proposto un documento da votare: PDL, Lega e UDC, ognuno con toni diversi, contestavano la sentenza della corte di Strasburgo e sostenevano che il crocifisso non deve essere rimosso dagli edifici pubblici e dalle aule scolastiche perché il simbolo della nostra civiltà. Secondo il capogruppo della Lega togliere il crocifisso è il primo atto di una guerra per distruggere le nostre tradizioni.

La maggioranza ha risposto proponendo e votando un proprio documento, che sostiene due punti:

  1. il governo che si erge a difensore della cristianità fa politiche contrarie ai principi di umanità ed accoglienza
  2. non possiamo strumentalizzare il crociffisso

Personalmente condivido entrambi i punti, ma non sono soddisfatto di come abbiamo affrontato questa questione. Abbiamo espresso un pensiero debole, non compiuto. Sarei voluto intervenire nel dibattito del consiglio, ma non me la sono sentita di provare un ragionamento un poco più complesso nei due o tre minuti che avrei avuto a disposizione. Non mi sentivo neanche pronto a portare alle sue conseguenze un ragionamento di cui non avevamo potuto parlare diffusamente nel gruppo. Stimolato da una lettera al Tirreno scritta da Gianluca Gambini, consigliere del PDL, e ispirato da una più compiuta riflessione di Simone Siliani, ho risposto così:


Il consigliere provinciale Gambini (Pdl), scrivendo a questo giornale, ha sostenuto che il Pd non voglia valorizzare l’identità cristiana perché ha bocciato le mozioni del Pdl, della Lega e dell’Udc che chiedevano di esprimersi a favore dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche ed in altri edifici pubblici. Questa polemica, come quelle nazionali seguite alla sentenza della Corte di Strasburgo, ha messo in chiaro cosa interessa alle forze politiche di centro-destra: utilizzare la religione ed i suoi simboli come mezzo per affermare l’identità italiana. È lo stesso schema seguito dagli atei devoti: desemantizzare, astrarre le parole ed i simboli del cristianesimo e farli diventare bandiere da usare per rimarcare una separazione tra “noi” e gli “altri”. È una tentazione diffusa, come sostenva Stefano Rodotà su Repubblica già nel 2004 prefigurando la “nascita di uno scontro di civiltà all’interno dello stesso Occidente, di fronte ad una tendenza crescente a usare religione e natura come rifugio da un mondo senza cuore, come unica via per fondare certezze e recuperare identità perdute”.
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