Carissimi,
nella prossima seduta del consiglio provinciale approveremo il nuovo statuto dell’Agenzia Energetica Pisana , un’azienda a totale controllo pubblico che ha la missione di promuovere il risparmio energetico e le energie rinnovabili. Come sapete al momento delle elezioni ho chiesto il voto anche e soprattutto sullo sviluppo sostenibile, per cui ho voluto vederci chiaro e sono stato a parlare con il presidente dell’Agenzia, l’ingener Romano Battaglia, per sapere cosa ha fatto fino ad oggi e cosa vorrà fare in futuro.
L’Agenzia è nata nel 98 con un finanziamento triennale della CEE (programma SAVE II), e nei primi anni di vita si è concentrata soprattutto sul controllo dell’efficenza delle caldaie domestiche. Nel 2005 il presidente è cambiato, e si è deciso di cominciare a lavorare sulle rinnovabili. Per le disposizioni vigenti questa società può lavorare solo per i propri soci, per cui vari comuni stanno entrando a farne parte: per il momento l’agenzia ha fatto consulenza sul risparmio energetico in molti edifici pubblici, ha studiato la fattibilità di alcuni impianti eolici e solari e ne ha progettati altri in corso di realizzazione. Recentemente ha lavorato al Piano Energetico Provinciale, un piano di indirizzo con il compito di armonizzare la programmazione delle istallazioni energetiche dei comuni: il fiore all’occhiello del piano è uno studio sul risparmio energetico delle aziende del disretto del cuoio, che dovrebbe servire anche ad aumentarne la competitività.
All fine dell’incontro ho conosciuto anche il vicepresidente, Rino Bellucci, e l’amministratore delegato di Trienergy, l’ingegner Antonio Trivella: a lui ho chiesto se esistono degli indicatori per valutare l’efficienza energetica dei vari territori e settori produttivi e la produzione di energie rinnovabili. Mi ha dato due riferimenti: il rapporto energia-ambiente dell’ENEA per i consumi e TERNA per la produzione.
Vedrò di saperne di più, ma se potete aiutarmi sono pronto ad ascoltarvi.
Durante il consiglio del 19 Novembre si è parlato molto di crocifissi. Quasi ogni gruppo aveva proposto un documento da votare: PDL, Lega e UDC, ognuno con toni diversi, contestavano la sentenza della corte di Strasburgo e sostenevano che il crocifisso non deve essere rimosso dagli edifici pubblici e dalle aule scolastiche perché il simbolo della nostra civiltà. Secondo il capogruppo della Lega togliere il crocifisso è il primo atto di una guerra per distruggere le nostre tradizioni.
La maggioranza ha risposto proponendo e votando un proprio documento, che sostiene due punti:
- il governo che si erge a difensore della cristianità fa politiche contrarie ai principi di umanità ed accoglienza
- non possiamo strumentalizzare il crociffisso
Personalmente condivido entrambi i punti, ma non sono soddisfatto di come abbiamo affrontato questa questione. Abbiamo espresso un pensiero debole, non compiuto. Sarei voluto intervenire nel dibattito del consiglio, ma non me la sono sentita di provare un ragionamento un poco più complesso nei due o tre minuti che avrei avuto a disposizione. Non mi sentivo neanche pronto a portare alle sue conseguenze un ragionamento di cui non avevamo potuto parlare diffusamente nel gruppo. Stimolato da una lettera al Tirreno scritta da Gianluca Gambini, consigliere del PDL, e ispirato da una più compiuta riflessione di Simone Siliani, ho risposto così:
Il consigliere provinciale Gambini (Pdl), scrivendo a questo giornale, ha sostenuto che il Pd non voglia valorizzare l’identità cristiana perché ha bocciato le mozioni del Pdl, della Lega e dell’Udc che chiedevano di esprimersi a favore dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche ed in altri edifici pubblici. Questa polemica, come quelle nazionali seguite alla sentenza della Corte di Strasburgo, ha messo in chiaro cosa interessa alle forze politiche di centro-destra: utilizzare la religione ed i suoi simboli come mezzo per affermare l’identità italiana. È lo stesso schema seguito dagli atei devoti: desemantizzare, astrarre le parole ed i simboli del cristianesimo e farli diventare bandiere da usare per rimarcare una separazione tra “noi” e gli “altri”. È una tentazione diffusa, come sostenva Stefano Rodotà su Repubblica già nel 2004 prefigurando la “nascita di uno scontro di civiltà all’interno dello stesso Occidente, di fronte ad una tendenza crescente a usare religione e natura come rifugio da un mondo senza cuore, come unica via per fondare certezze e recuperare identità perdute”.
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In questi mesi a destra si sta combattendo una battaglia politico culturale sull’immigrazione e sull’integrazione degli stranieri. C’è chi, come la Lega, non perde occasione per dire ipocritamente che “gli stranieri devono starsene a casa loro”, e c’è chi ha capito che questo atteggimento non fa fare nessun passo avanti al paese. C’è chi ha capito che il futuro passa necessariamente dall’integrazione, dall’affermazione di diritti e doveri, dal rispetto per la diversità.
Oggi uno degli ostacoli all’integrazione causati dalle nostre cattive leggi viene subito dai bambini nati in Italia da genitori stranieri. Nonostante crescano nei nostri paesi, parlino i nostri dialetti e giochino nelle nostre strade non possono essere italiani. Li teniamo separati da noi, li facciamo sentire diversi, figli di un’altra terra che magari non hanno mai visto.
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SEDUTA DEL 24/09/2009
Nel consiglio di ieri si discutevano almeno tre cose interessanti: l’istituzione di un registro provinciale sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, l’approvazione del piano di sviluppo agricolo provinciale e una mozione a firma Andrea Corti che chiedeva all’amministrazione di fare un monitoraggio sugli effetti discriminatori del pacchetto sicurezza.
Non mi soffermo sul piano, ma faccio i complimenti all’assessore Sanavio per il successo ottenuto: hanno votato a favore tutti tranne il PDL, che si è astenuto.
Sul resto mi permetto qualche nota.
Il consiglio precedente aveva dato disposizioni alla giunta perché riunisse una commissione di esperti e istituisse un registro per le DAT: ieri la giunta ci ha informato del lavoro fatto. Naturalmente si tratta di un atto dimostrativo, che trova il suo significato nella intricata situazione nazionale. Per dire, il Tar del Lazio ha appena deciso che a nessuno, cosciente o incosciente, possano essere effettuati trattamenti contro la propria volontà. Nel dibattito il consigliere Ermanno Conti, cattolico di quelli laici, spiegava che allo stesso modo in cui nessuno può decidere di mettere un sondino per l’alimentazione forzata ad una persona cosciente che esprime volontà contraria lo stesso diritto deve valere per la persona incosciente. Lo stato non può decidere per tutti, ognuno è responsabile delle sue azioni.
La vetta più alta del dibattito si è toccata con l’intervento del vice presidente del consiglio Giuseppe Gonnella. Questi alcuni dei suoi argomenti: “se lo stato non può decidere per tutti, figuriamoci la provincia“, “spero che non vi rompiate mai una gamba quando siete a Pisa“.Perché altrimenti si rischia l’eutanasia, certo. Sono dovuto intervenire per spiegare che c’è una certa differenza tra decidere per tutti e fare qualcosa perché tutti decidano liberamente, e che mi stupisco come questa distinzione sfugga a chi ha la parola “libertà” nella sigla del proprio partito.
Ma a mio giudizio il premio “migliore frase di giornata” va all’intervento di Giuseppe Calò. Intervenendo sulla discussione della mozione di Andrea Corti, che sottolineava la preoccupazione della Chiesa per i respingimenti e per il trattamento riservato agli immigrati, il capogruppo del PDL ci ha spiegato le vere intenzioni della Chiesa: “viene il dubbio che la Chiesa sia contro i respingimenti per il noto affare dei centri di accoglienza gestiti dalla Caritas“.
Ah, beh.
SEDUTA DEL 15/07/2009
Il consiglio provinciale del 15 non ha riservato grandi emozioni. D’altra parte eravamo ancora in rodaggio, e l’ordine del giorno prevedeva solo due temi di una certa rilevanza: l’approvazione del programma della coalizione e la costituzione della commissioni.
Io sono finito in quella che si occupa di lavoro e sviluppo economico: sono soddisfatto, perché potrò seguire da vicino alcune delle competenze più importanti della Provincia, quelle della formazione lavoro. Mi sarebbe piaciuto molto entrare nella commissione ambiente ed energia, ma conto di potermi occupare di quei temi anche dal di fuori. D’altra parte la nostra coalizione ha lottato per avere commissioni piccoli (11 membri), in modo che siano efficienti ed economiche (non vi racconto la battaglia del PdL per avere commissioni da 13!).
Intanto ho cominciato ad interessarmi della diffusione del software libero nelle strutture dell’amministrazione, accennando il tema all’assessore Nicola Landucci: lui sostiene di essere già a buon punto, ma mi ha detto che saprà essere più preciso appena finito il periodo di rodaggio. Da qui a Settembre conto di avere un quadro completo della situazione e di poter avanzare qualche proposta.
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