Archivio

Archivio autore

La migliore delle alternative impossibili

29 febbraio 2012 Nessun commento

Ci sono battaglie di destra e battaglie di retroguardia. Poi ci sono le battaglie giuste.

Pensavo questo leggendo l’articolo di Barbara Spinelli sul Welfare da salvare e il rapporto del Forum del Terzo settore sul futuro dell’assistenza. Lo scenario in cui ci muoviamo è chiaro: la competizione globalizzata e l’estrema mobilità del capitale rendono troppo costoso il welfare come l’hanno conosciuto i nostri padri (posto fisso garantito, pensioni più alte di quanto versato in vita ecc.). Per diminuirne i costi e conservare un po’ di competitività si è cercato di far pagare tutto ai figli: con lavori precari scoperti da ogni garanzia, e pensioni magre. In tutto questo i nostri politici si dividono prevalentemente in due campi:

C’è qualcuno che indica lo smantellamento del welfare per tutti come via per tornare competitivi (la via di destra).

C’è qualcuno che dice di voler applicare a tutti il modello dei padri, ma dato che per adesso non si può si limita a difendere lo status quo (la battaglia di retroguardia).

Invece la via giusta passa per due parole: Europa e universalismo. Perché solo a livello continentale la politica può contrastare la via di destra, e solo garantendo a tutti uguali diritti si potrà far crescere l’uguaglianza e il sostegno popolare per il modello sociale europeo. Qualcuno in cuor suo lo sa, ma pensa che così non si vincano le elezioni.  C’è qualcuno là fuori che vuole scommettere su questa battaglia a viso aperto?

Innaffiare l’antipolitica (con l’acqua pubblica)

27 febbraio 2012 Nessun commento

La volontà espressa dai cittadini con il referendum sull’acqua va rispettata. Il vero paradosso, per chi teorizza il primato della politica, è farselo spiegare da un tecnico.

Acqua, Clini con i referendari: “Aboliamo la remunerazione del capitale investitito” | Andrea Palladino | Il Fatto Quotidiano

Clini ha ribadito su twitter quello che con il referendum dello scorso anno aveva sancito con il voto di ventisette milioni di italiani: “L’acqua è un bene comune che non può consentire margini remunerativi”. Un accoglimento, a quanto sembra, dello spirito dell’iniziativa lanciata già da diversi giorni dai movimenti per l’acqua con il titolo “Obbedienza civile”, che puntava a contestare l’attuale costo del servizio idrico.

Mi dispiace che i sindaci dell’ATO2, quasi tutti del nostro partito, abbiano scelto di prolungare l’affidamento del servizio idrico al vecchio gestore senza sentire il bisogno di discutere in modo ampio della questione. Mentre i cittadini ci dicono che non vogliono pagare gli investimenti in tariffa e garantire un profitto ai gestori privati noi proroghiamo questa situazione di altri cinque anni, dal 2021 al 2026?

Ci dicono che questa decisione fosse l’unica possibile, secondo il noto adagio TINA (There Is No Alternative). Come non capire che proprio se fosse così ci sarebbe stato bisogno di ben altro livello di discussione pubblica con i cittadini?

Naturalmente questa scelta ha causato sospetti, ricorsi, tensioni con i movimenti e con le forze politiche che con noi avevano sostenuto i referendum. Acqua per innaffiare l’antipolitica.

Il pre congresso di chi vuol perdere

27 febbraio 2012 Nessun commento

Troppo facile. Sostenere il governo, capitalizzarne l’enorme consenso, vincere le elezioni.

Sarebbe anche naturale, visto che siamo la forza politica che più ha investito su Monti, rinunciando alla possibilità di andare al voto in un momento favorevole.

E invece le liti interne degli ultimi giorni, portate avanti con asprezza inusitata, minano la nostra credibilità di forza di governo. Se esiste un modo per rimettere in piedi un centrodestra screditato, citofonare PD. Quello che colpisce di questo dibattito precongressuale, svolto tutto sui giornali, non è tanto la distanza tra le tesi (la solita). Sono i modi, i tempi, e i toni.
Prosegui la lettura…

Siamo al giro indietro

21 febbraio 2012 Nessun commento

Non moriremo statalisti | Stefano Menichini

È vero che i progressisti europei, dalla Scandinavia alla Germania, recuperano forti caratterizzazioni sociali. Ci mancherebbe altro, col mondo del lavoro strizzato dalla recessione. Ma già con Ed Miliband siamo a una versione del Labour non più blairiana, molto più vicina alle Unions, ma certo neanche old: quando toccherà a noi governare non daremo illusioni, ha detto Miliband in un discorso recente, non è pensabile che si possa tornare alla tradizionale ricetta di sinistra di una crescita gonfiata dalla spesa pubblica.

Questo è il punto: stiamo parlando di un’Europa che ha praticato e introiettato la Terza via, dove la sinistra ha guidato le rivoluzioni liberali o è sempre stata attraversata da questa vena (figuriamoci poi se il confronto si estende ai democratici americani). L’Italia, nel confronto, è un paese che sta provando solo ora, con enormi sforzi, a rendere i mercati più aperti, concorrenziali, “democratici”, intaccando rendite di posizione, corporativismi, sacche di assistenzialismo, micidiali ineguaglianze nel mercato del lavoro. A Berlino e a Londra possono porsi il problema di correggere le storture delle politiche liberiste: qui da noi siamo un giro indietro, che è anche una fortuna visto che le riforme liberali in corso, imprescindibili e sostenute in prima fila dal Pd, possono essere varate senza gli errori e le storture che oggi denunciano il Next Labour e gli eredi di Gehrard Schroeder.

Categorie:Partito Democratico Tag:

Il maledetto liberista

20 febbraio 2012 1 commento

Le democrazie vivono ormai in campagne elettorali permanenti. Come stupirsi che il Partito Democratico viva un perenne dibattito pre-congressuale? Sto divagando.

In questo clima da congresso, ci si divide sull’esperienza Monti, che Letta e Veltroni incensano mentre Fassina e Cundari (chi?) condannano come espressione del liberismo di destra (semplifico, eh!).

Ecco, in questo quadro faccio sommessamente notare che lla riduzione dell’Irpef per i redditi più bassi finanziata con i proventi dell’evasione fiscale l’avremmo dovuta fare noi. Ai tempi del fottuto tesoretto.

Taglio tasse, Monti accelera aliquota Irpef minima al 20% – Economia e Finanza con Bloomberg – Repubblica.it

Ora ci sono anche le cifre: dalla lotta all’evasione, Palazzo Chigi stima di recuperare circa 11 miliardi , metà dei quali destinati appunto ad alleviare il carico fiscale delle famiglie. Si parla quindi di una copertura di 5 miliardi e mezzo che, nelle intenzioni del governo, dovrebbero permettere di abbassare di tre punti la prima aliquota (che passerebbe dal 23 al 20 per cento), quella applicata ai redditi compresi fra i 7 e i 15 mila euro

Bad Behavior has blocked 28 access attempts in the last 7 days.

Switch to our mobile site