Appunti su Barca

Il documento di Fabrizio Barca sul Partito Democratico non ha suscitato il dibattito che meritava. Forse perché troppo lungo, forse perché chissenefrega delle posizioni, l’importante è prendere quella del comando.

Io me lo sono letto, e ho fatto gli schemini come quando andavo all’università. Semplificazioni brutali per ridurre l’argomento di Barca alle sue linee essenziali: non renderò giustizia alla ricchezza del documento, ma magari qualcuno si incuriosisce e se lo va a leggere.

Il documento è diviso in sette paragrafi più una sintesi iniziale e un addendum finale.

Qui propongo una sintesi dell’argomento principale che si sviluppa nei primi cinque paragrafi; per ognuno di questi paragrafi faccio una sintesi con l’accetta, cito uno dei passaggi originali che mi pare significativo e annoto qualche critica.

Il documento è un importante contributo che può essere utilissimo per il congresso, le miei critiche non riflettono un giudizio globale negativo, ma sono uno spunto per la discussione. Perdonate lo stile, come vi dicevo sono appunti.

 

1. IN SINTESI/SEI PASSI PER IL BUON GOVERNO

I partiti italiani si sono fusi con lo stato, e  questo impedisce il buon governo. È necessario rompere questa fratellanza e tornare a una riedizione moderna del partito di massa, che viva di volontariato e che tragga da questo parte cospicua dei finanziamenti. Il nuovo partito non si deve ridurre a selezionare i candidati per le cariche pubbliche ma deve saper elaborare proposte di policy coinvolgendo  tutti i suoi membri, non soltanto le avanguardie (quella che Barca chiama mobilitazione cognitiva). Questo partito assomiglierà ad una palestra, dove le idee saranno confrontate e discusse in modo deliberativo (ecco cosa è lo sperimentalismo democratico).

Passaggio significativo

“Il partito nuovo sarà rigorosamente separato dallo Stato, sia in termini finanziari, riducendo ancora il finanziamento pubblico e soprattutto cambiandone e rendendone trasparente metodo di raccolta e impiego, sia prevedendo l’assoluta separazione fra funzionari e quadri del partito ed eletti o nominati in organi di governo, sia organizzandosi in modo da attrarre il contributo di lavoro (volontario o remunerato) di persone di buona volontà per periodi limitati di tempo, sia stabilendo regole severe per scongiurare ogni influenza del partito sulle nomine di qualsivoglia pubblico ente.”

Criticità

Dalla sintesi il problema principale sembra una questione di realizzabilità. Perché è andato in crisi il partito di massa? Come si intende attrarre una partecipazione numerosa e allo stesso tempo “creativa”?

1. PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ARCAICA E PARTITI STATOCENTRICI

La mancanza di buon governo in Italia ha due cause, la PA arcaica e i partiti Stato-centrici. La macchina dello stato è autoritaria, arrogante, disattenta nell’applicazione delle politiche e disinteressata alla valutazione. È tenuta in questo stato da un’elite estrattiva, che ne trae beneficio. I partiti stato centrici non traggono legittimazione e risorse dagli iscritti ma dal loro rapporto con lo stato, tramite finanziamento pubblico e clientelismo. I loro gruppi parlamentari coincidono con la dirigenza e il leader si rivolge direttamente agli iscritti o ai cittadini. I partiti non fanno elaborazione politica autonoma, ma la appaltano alle associazioni di area (di corrente) che indeboliscono il partito stesso.

Le ragioni del crollo dei partiti di massa sono comuni agli altri paesi, ma in Italia il fenomeno assume proporzioni più serie per le caratteristiche dell’amministrazione pubblica.

Passaggio significativo

“Quanto al ricorso a “primarie” per la elezione del leader del partito o del candidato premier, esso assicura condizioni minime di “democrazia elettiva” rispetto a ogni forma di auto-proclamazione, ma non tocca in sé la deriva descritta. Al contrario, se non sono accompagnate da una radicale separazione fra partito e Stato e dalla ricostruzione di un rapporto continuo, teso, denso di contenuti pratici e di visione, fra un ristretto gruppo dirigente nazionale e gruppi dirigenti locali e iscritti, le “primarie del popolo” tendono a dare legittimità al cesarismo, appagando a poco prezzo la domanda di democrazia dei cittadini, e accentuano il tratto personalistico dei partiti.”

Criticità

Barca è consapevole della trappola del clientelismo (la PA è inefficiente, i cittadini sono costretti a chiedere la mediazione dei politici per ottenere i loro diritti, i politici tengono la PA nella condizione di inefficienza per rimanere essenziali nel sistema. Consiglio di dare un’occhiata ai lavori di Miriam Golden) ma non mi pare che metta a fuoco il giusto livello a cui separare stato e partiti.

Per esempio, per Barca la separazione tra stato e partito implica anche la separazione tra candidato premier e  segretario del partito. Non è così nelle altre democrazie parlamentari europee, dove la coincidenza tra le due figure non è scritta negli statuti ma è naturale. Tra l’altro non si capisce in quale modo questa condizione faciliti i rapporti perversi tra partito e amministrazione: per dire, non credo sia successo né a Blair né a Schröder. In Italia tra l’altro non si è mai avuta la premiership di un segretario di partito in carica, se si eccettuano i governi Berlusconi, eppure il clientelismo impera.

L’interconnessione tra stato e partito può essere positiva (il modello del responsible party government) oppure negativa (partitocrazia, clientelismo): sono due fenomeni diversi e vanno distinti analiticamente.

 

3. QUALE GOVERNO DELLA COSA PUBBLICA?

La macchina d costruzione delle politiche pubbliche è anacronistica, non riformata dai tempi del fascismo. Per riformarla non si devono ripercorrere le stesse tappe già sperimentate negli altri paesi, ma impararne le lezioni. La via da percorrere è quella della democrazia deliberativa (vedi L.Bobbio, “Le arene deliberative”, in Rivista Italiana di Politiche Pubbliche, n. 3, 2002) in particolare nella versione dello “sperimentalismo democratico” (Sabel 2012). Questo nuovo modello mira a superare i limiti dei due modelli che si sono succeduti nelle altre democrazie, il modello socialdemocratico (dagli anni 30 agli anni 70 del novecento) e il modello minimalista (dagli anni 70 a oggi). Il modello socialdemocratico ha perseguito l’uguaglianza sostanziale promuovendo servizi standard per salute, istruzione, cura di infanzia e anziani, ma è andato in crisi grazie ai comportamenti adattivi dei cittadini aggravati da due fenomeni: un crescente individualismo ha portato al rifiuto del paternalismo mentre la maggiore istruzione e informazione dei cittadini hanno messo in crisi il vantaggio cognitivo delle istituzioni.

La soluzione minimalista e liberista ha appaltato i servizi ai privati e applicato anche alle politiche pubbliche criteri di verifica degli obiettivi. In secondo luogo ha deregolamentato il mercato dei capitali, creando le basi per le crisi economiche ricorrenti. “Infine, attribuendo al mercato virtù di auto-riequilibrio, ha negato che fosse compito dello Stato contrastare il ciclo economico, demolendo sul piano culturale e normativo  la capacità degli Stati nazionali di contrastare le crisi.”

Entrambi i modelli hanno il loro limite principale nel credere che solo pochi individui abbiano la conoscenza degli interessi della società: per il modello socialdemocratico sono gli amministratori e i burocrati delle istituzioni nazionali e internazionali, per i minimalisti sono le tecnocrazie internazionali e le corporations private.

In realtà le conoscenze sono diffuse tra vari attori, e le innovazioni efficaci scaturiscono solo attraverso il confronto. Per cui la macchina pubblica deve costruire processi partecipativi, tramite cui controllare continuamente i risultati dell’azione pubblica per aggiustarla in itinere.

 

Passaggio significativo 

  • legiferare e emanare atti di amministrazione che promuovano adattamento e revisioni nei contesti;
  • creare lo spazio per un confronto acceso e aperto, un conflitto governato, fra interessi, competenze e visioni diverse;
  • utilizzare a tale scopo la Rete per realizzare “una cooperazione di maglia stretta con comunità interessate ai problemi che le burocrazie sono chiamate a gestire”;
  • utilizzare gli errori, i fallimenti, gli ostacoli (talora creati a mo’ di test) per ricavare informazione sull’efficacia delle routine usate e cambiare;
  • includere nelle regole lo spazio per sottoporre le regole stesse a revisione;
  • utilizzare nel processo l’armamentario di indicatori e strumenti valutativi promossi dalla visione minimalista, adattandone l’uso alla nuova visione;
  • reclutare o formare le risorse umane che sappiano svolgere queste nuove funzioni.

Criticità.

Quando parla di modello socialdemocratico Barca sembra pensare al welfare, cioè al contenuto sostantivo delle politiche pubbliche. Dietro al minimalismo si intrecciano due concetti, quello di politiche neoliberali (contenuto) e il new public management (stile di governance). Lo sperimentalismo è solo un metodo per organizzare il policy making oppure ha implicazioni di contenuto?

Soprattutto, la macchina pubblica di cui parla Barca in questo paragrafo non è solo né principalmente la PA, ma sono anche e soprattutto i legislatori, i governanti, i politici eletti nelle cariche pubbliche: il primo cambiamento necessario è quello del legislatore e delle istituzioni rappresentative.

 

4. PER INNOVARE LA MACCHINA PUBBLICA SERVONO I PARTITI

I processi deliberativi dello sperimentalismo democratico non sono in grado di sostenersi da soli, ma hanno bisogno di un conflitto sociale promosso e regolato dai partiti. In un contesto come quello italiano segnato dalla fratellanza siamese tra partiti e macchina dello stato ogni tentativo di cambiamento è fortemente ostacolato dalle elite. Cambiare la macchina dello stato senza cambiare i partiti è quindi velleitario. Senza partiti nuovi non basta l’azione degli altri corpi intermedi della società, non basta affidare la guida del governo a genuini innovatori, e non basta affidarsi alle virtù della rete.

Anche se per puro caso il governo fosse affidato ad un gruppo di illuminati, il metodo dello sperimentalismo non potrebbe affermarsi senza una cittadinanza attiva che si senta esterna alla macchina pubblica. I movimenti e le associazioni sono importanti ma non mobilitano in base a convincimenti profondi e generali, gli unici che orientano nella complessità delle questioni pubbliche. La rete è un mezzo, ma non permette l’accurata disamina dei problemi essenziale per lo sperimentalismo.

Passaggio significativo

“Per poter dare un buon governo al paese, ossia per migliorare la qualità, la giustizia e l’efficacia delle sue decisioni, servono, in conclusione, corpi sociali intermedi che non siano specializzati nella tutela di uno solo degli interessi o valori in gioco, che abbiano una visione, che permettano un confronto pubblico acceso e aperto, che consentano flussi di idee (nelle due direzioni) tra centro e periferia, che alla fine portino queste idee all’attenzione delle persone che il metodo democratico fa eleggere o nominare negli organi costituzionali. Insomma, servono i partiti.”

Criticità

Si fa spesso riferimento alle migliori esperienze internazionali dove lo sperimentalismo si sta diffondendo, ma queste esperienze non sono né citate né descritte. Sarebbe importante visto che questo modello è indicato come la cura per la situazione italiana.

 

5. QUALE PARTITO? IL PARTITO NUOVO

Barca vuole contribuire alla costruzione di un partito di sinistra. Questo partito deve avere una base valoriale comune e un metodo che sia adatto ai tempi, ossia che riesca a mobilitare le conoscenze diffuse nella società. Il metodo consta di tre elementi: “la costruzione di un confronto pubblico informato, acceso e ragionevole fra iscritti e simpatizzanti; l’apertura ad “altri” di questo confronto; la perentoria separazione dallo Stato”.

Il partito dovrà produrre conoscenza e proposte sul che fare tramite l’interazione dei suoi iscritti e simpatizzanti con associazioni ed esperti, e dovrà trasferirla agli amministratori locali e ai dirigenti eletti nelle istituzioni di livello superiore. Questo processo sarà guidato dai quadri di partito, che saranno assolutamente distinti dagli eletti e dagli amministratori.  Un partito di questo genere supererà l’illusione che le conoscenze sono in mano a pochi esperti illuminati (i tecnici), perché ormai le conoscenze sono diffuse e frammentate tra molteplici attori: coinvolgendo più persone e realtà nell’elaborazione delle proposte si giunge quindi a decisioni di migliore qualità.

Il coinvolgimento di altre realtà, non iscritti e associazione varie, è necessario perché il dibattito vive di apertura alle ragioni altrui e anche di contestazione.

Il partiti deve avere un ampio numero di iscritti che siano anche attivi: questo serve per finanziare il partito, selezionare e controllare i quadri, evitare lo strapotere dei signori delle tessere.

La separatezza del partito dallo stato è assicurata dal finanziamento prevalente tramite tesseramento, integrato da contributi di altri soggetti e da un ridotto finanziamento pubblico.

I funzionari di partito (che Barca a volte chiama quadri, altre volte dirigenti) sono persone che per un tempo tendenzialmente determinato lavorando nel partito, dopo essere state formate conducendo attività volontarie. La posizione di funzionario di partito è incompatibile con quella di eletto o nominato, per mantenere un rapporto dialettico tra partito e amministrazioni, ed evitare

 

Passaggio significativo

“In una società contemporanea – che alla forte articolazione sociale e diversificazione dei bisogni e agli altri tratti prima richiamati aggiunge l’accentuata diversità dei contesti territoriali di un paese fortemente policentrico – il partito non è più il veicolo dei bisogni, della “domanda popolare”, di un gruppo di “simili”; è piuttosto il coagulo delle soluzioni immaginate o praticate nei territori per soddisfare i bisogni di un gruppo di “diversi”. Assume forte rilievo in questo partito, come motivo per iscriversi o frequentare o interloquire a livello territoriale con esso, la possibilità di confrontare le proprie conoscenze e valutazioni sulle politiche e azioni pubbliche locali, nazionali o internazionali, con quelle di cittadini “diversi” per identità e interessi che condividano alcuni convincimenti generali (iscritti e simpatizzanti) o anche solo il metodo del confronto (gli “altri”).”

 Critiche

Si torna alla criticità iniziale. Dove si trovano tante persone necessarie per finanziare il partito (il meccanismo del finanziamento pubblico nasce proprio come reazione al declino della fedeltà partitica, vedi la letteratura sul cartel party), e desiderose di impegnarsi in una militanza molto più attiva e impegnativa di quella attuale? Più si alza l’asticella della partecipazione più si riduce la platea dei partecipanti: non a caso il M5S, nato dalla lunga e impegnativa esperienza dei Meet-up, ha un numero di attivisti risibile.

La sfida è piuttosto creare un partito che sappia differenziare i livelli di militanza, e su questo l’idea originaria del PD, per quanto da portare a compimento, mi sembra più avanzata (iscritti, elettori, forum temtici).

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