An Amnesty by Any Other Name …

Non mi ricordo dove, tempo fa, mi sono trovato in una discussione sul rapporto tra leggi e immigrazione. Sostenevo che, se la geografia non aiuta, ci sono poche vie per controllare il numero di immigrati che entrano in un paese.
Portavo ad esempio gli Stati Uniti, il fallimento delle loro politiche di contrasto all’immigrazione illegale dal Messico e la attuale presenza di molti irregolari. Mi risposero che negli USA non era un problema delicato, e dato che non esiste un welfare universalistico nessuno si preoccupava troppo dell’argomento.
Alla faccia del non problema.
Il mio interlocutore, forse trascinato dall’amore di polemica, stava prendendo un granchio pazzesco. In meno di un mese si e’ avuta la protesta degli irregolari, la scelta della Chiesa di aiutare i cladestini, e la proposta di mega sanatoria mascherata che il senato americano sta per approvare.

0 pensieri su “An Amnesty by Any Other Name …”

  1. Già…una o due settimane fa è venuto un professore norvegese a Siena, e ci ha parlato anche di questo.
    Ci diceva che limmigrazione li preoccupa perché minaccia il loro modo di vita. Quando ha detto che nei paesi nessuno di loro chiude la porta di casa mi sono figurato cosa succederebe se un centinaio di noi andasse a vivere lì.
    Mica hanno torto sti norvegesi!

  2. Beh, ho letto per caso da un sito locale che un paese che, proporzionalmente (nel senso che non si tratta ovviamente di milioni di immigrati, ma tanti in raffronto con la popolazione), negli ultimi tempi si preoccupa molto per l’immigrazione illegale è la Norvegia…Alla faccia della geografia (e delle preferenze climatiche)! O forse è perchè è facile sbarcare e nascondersi tra i fiordi? Considerando che anche la Svezia o la GB è meta di molti immigrati clandestini, direi che la geografia è importante, ma lo è di più il danè.

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