Verso il referendum costituzionale: una premessa

3 maggio 2016 Nessun commento

Quando un referendum si propone di cambiare in modo paradigmatico il funzionamento della nostra democrazia, non si può stare guardare. Non lo consente la stessa Costituzione, che infatti non prevede quorum perché la decisione popolare sia valida, e non lo permette il senso civico. Il dibattito che si sta animando soffre a mio avviso di due grossi difetti. Il primo, è che il voto al referendum sta diventando un giudizio sul governo in carica. È improprio perché, come scrive Emanuele Rossi nel suo saggio dedicato al tema, i governi passano e le costituzioni rimangono. Sarebbe più saggio attenersi al merito. Il secondo limite è che, anche a volerlo fare, il merito è complesso anche per gli addetti ai lavori. Scrive Stefano Ceccanti, citando Duverger, che bisogna combinare diritto e scienza politica per cercare di capire gli effetti che potrebbero avere innovazioni su cui ci apprestiamo a votare.

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Governo spagnolo, non è solo questione di addizioni

23 dicembre 2015 Nessun commento

Gli inglesi lo chiamano hung parliament, con un’espressione idiomatica che non ha facili traduzioni. Potremmo dire che è un parlamento in bilico, anche se la tentazione di pensare a un parlamento “impiccato” fa di tanto in tanto capolino anche nelle vignette anglosassoni. L’espressione designa un parlamento senza una chiara maggioranza, come quello spagnolo dopo le ultime elezioni, dove è difficile immaginare come farà a nascere un governo. Per capirci qualcosa di più, andando oltre alle schermaglie tattiche adottate dagli stessi partiti spagnoli nel dopo voto, bisogna guardare a tre cose: le regole di investitura del governo, i numeri del congresso, le teorie sulla nascita dei governi di coalizione.

Il parlamento spagnolo (Las Cortes Generales) è bicamerale, ma a differenza di quanto accade in Italia il governo ha una rapporto di fiducia solo con la camera bassa, il Congreso de los Diputados. Dal secondo scrutinio il voto avviene a maggioranza semplice: tra chi vota, i sì devono essere più dei no. L’astensione è irrilevante, e può essere usata dai partiti che non vogliono tollerare la nascita di un governo di minoranza pur senza appoggiarlo esplicitamente.

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La fine dell’eccezione iberica

21 dicembre 2015 Nessun commento

Le elezioni in Spagna, con quelle portoghesi di ottobre, mettono fine all’eccezione iberica; oggi in tutti i principali paesi del Sud dell’Europa la crisi dei partiti principali è conclamata. Socialisti e popolari insieme raccolgono soltanto metà delle preferenze, sfidati da ben due nuovi partiti (Podemos e Ciudadanos) che cavalcano l’insoddisfazione per la politica tradizionale. Anche in Spagna, come già in Italia, Grecia e Portogallo, l’esito delle elezioni crea grosse difficoltà per formare il governo. Per avere la maggioranza nel Congreso de los Diputados il governo deve controllare 176 seggi: l’unica coalizione di due partiti che supera questa soglia sarebbe quella tra PP e PSOE, esclusa dal leader dei socialisti. Anche uno scenario alla portoghese, tutti contro il governo passato, è reso difficile dal fatto che Podemos e Ciudadanos sono divisi sull’asse destra-sinistra, e si dichiarano inconciliabili.
Cosa sta succedendo alla politica sud europea? Una prima risposta si legge nell’andamento asfittico dell’economia, che drena consensi ai partiti di governo. Dallo scoppio della crisi l’indice di disoccupazione, che è molto correlato con l’insoddisfazione per lo stato dell’economia, si è impennato in tutta l’area. Ed è ancora lontanissimo dai livelli pre-crisi, soprattutto in Spagna e Grecia.

21_12_2015

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Un boomerang chiamato OXI

10 luglio 2015 1 commento

Il piano proposto dalla Grecia ai creditori è una doccia fredda per il partito internazionale dell’OXI, gli entuasiasti sostenitori del NO che hanno sperato di usare la disperazione del popolo greco per scardinare l’Europa dell’austerità. L’obiettivo è senz’altro quello giusto, ma l’entusiasmo era quasi certamente mal riposto. Per ciò che trapela dai giornali, il nuovo piano è simile alla proposta di Junker ma offre nuove concessioni su pensioni e tassazione, che fino ad oggi Tsipras aveva bollato come inaccettabili. Ancora più austerità di prima, per così dire.
Un referendum organizzato in tempi brevissimi, con un quesito fumoso, su una materia per cui Syriza aveva già ricevuto una chiara delega, non è un esempio positivo di sovranità che torna al popolo. E’ un metodo per rafforzare la propria leadership, un disperato tentativo negoziale, un atto che certo richiede coraggio. Ma l’esito è quello che sprezzantemente sintetizza Hans-Peter Friedrich, un falco bavarese a cui spiace molto dover dare ragione: “Ci sono due possibilità: o il governo greco si sta prendendo gioco del suo popolo, o si sta ancora una volta prendendo gioco di noi”.

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In che direzione? Un invito ai dirigenti del PD pisano

21 giugno 2015 Nessun commento

Troppo breve la direzione provinciale del PD per prendere la parola e provare ad abbozzare un’analisi sul partito locale. Dopo le dimissioni di Francesco Nocchi e la decadenza dell’intera segreteria provinciale nessuno dubita che sia necessario ripartire su basi nuove. Le vie tracciate dallo statuto le conosciamo tutti. La prima possibilità è che l’assemblea provinciale riesca a eleggere un nuovo segretario con la maggioranza degli aventi diritto; l’alternativa è che si apra il percorso congressuale.
Francesco si è dimesso, come ha chiarito proprio in direzione, perché alle elezioni regionali ha raccolto un consenso al di sotto delle sue aspettative. Nella stessa occasione ha chiesto alla classe dirigente del partito di non sottrarsi al compito di formulare un giudizio politico sui suoi cinque anni al vertice del coordinamento territoriale, ricordandoci con orgoglio che in questo periodo è cresciuta una nuova leva di amministratori e che molte elezioni sono state vinte. Credo che dovremmo raccogliere l’invito a fare un bilancio sereno del funzionamento del partito in questi cinque anni, cercando di capire le cose che hanno funzionato e quelle che invece non l’hanno fatto.

Veniamo da cinque anni di cosiddetta gestione unitaria, che più modestamente significa che tutte le mozioni congressuali avevano una propria rappresentanza nella segreteria provinciale. Perciò tutti, seppure con gradi diversi, siamo corresponsabili dei successi e degli insuccessi del partito. Bandiamo dal nostro confronto le accuse reciproche, i regolamenti di conti e le rivendicazioni. Se vogliamo aprire una stagione nuova e più feconda, non possiamo prescindere da un confronto collettivo e costruttivo.
Il rischio, non remoto sopratutto se non si percorrerà l’opzione congressuale, è che tutta questa faticosa operazione sia saltata come un’incombenza inutile. Se la preoccupazione di ogni componente sarà solo quella di garantirsi un assetto tollerabile dal punto di vista dell’equilibrio numerico potrebbe nascere una segreteria balneare, poco coesa e senza un mandato preciso oltre quello di cristallizzare i nuovi equilibri e aspettare il prossimo congresso. Sarebbe però una scelta in contrasto con l’esigenza, da più parti dichiarata e drammaticamente necessaria, di tornare ad avere un partito vivo, autorevole e partecipato.